Saronno (Varese), 20 febbraio 2018 - Dopo la richiesa avanzata dal procuratore Gianluigi Fontana e dal pm Maria Cristina Ria, il gup Sara Cipolla ha condannato a trent'anni Laura Taroni, l'infermiera dell'ospedale di Saronno, per l'omicidio della madre Maria Rita Clerici e del marito Massimo Guerra, in concorso con l'ex amante Leonardo Cazzaniga, all'epoca medico anestesista e vieprimario del Pronto soccorso del presidio ospedaliero. Assolta in formula piena, invece, per l'omicidio del suocero Luciano Guerra. Il giudice  ha quindi sposato la tesi della difesa, l'accusa aveva invece chiesto l'assoluzione per insufficienza di prove.

Monica Alberti, avvocato dell'imputata, ha commentato: "La mia assistita era molto prostrata e non riusciva a parlare. Spero che in carcere qualcuno la assista: un conto è ipotizzare un reato e un conto sentire la sentenza in nome del popolo italiano". E ha aggiunto: "Ma un risultato lo abbiamo raggiunto, è stata assolta per non aver commesso il fatto relativamente alla morte del suocero". "Attenderemo le motivazioni ma - ha concluso - ricorreremo di certo in Appello".

Leonardo Cazzaniga, medico ed ex direttore del pronto soccorso di Saronno ( Varese), è invece stato rinviato a giudizio dal Gip del Tribunale di Busto Arsizio ( Varese) per nove morti in corsia e per l'omicidio, in concorso con l'amante infermiera Laura Taroni, del marito e della madre della donna. Cazzaniga è stato anche rinviato a giudizio per la morte del suocero di Taroni, Luciano Guerra, posizione per la quale l'infermiera è stata assolta in abbreviato, su richiesta della stessa accusa. La cognata di Laura Taroni ha commentato: "Se non è stata Laura Taroni ad uccidere Luciano Guerra, sarà stato qualcun altro". Tutti gli omicidi, secondo l'accusa, sarebbero avvenuti mediante la somministrazione di farmaci.  Rinviati a giudizio anche quattro medici dell'ospedale di Saronno, accusati a vario titolo di omessa denuncia, falso ideologico e favoreggiamento nell'ambito della maxi inchiesta per le morti sospette in corsia. Tra loro anche l'ex direttore del Pronto Soccorso Nicola Scoppetta e l'ex direttore sanitario dell'ospedale Paolo Valentini che, insieme ad altri quattro professionisti, secondo l'accusa, avrebbero dovuto vigilare sull'operato di Leonardo Cazzaniga e, su impulso di alcuni infermieri, dopo essersi riuniti in commissione, avrebbero dovuto segnalare il suo comportamento alle autorità.

Della commissione medica facevano parte anche Fabrizio Frattini, condannato oggi in abbreviato a un anno e quattro mesi, e Claudio Borgio, assolto sempre in abbreviato dall'accusa di favoreggiamento e condannato per omessa denuncia al pagamento di 440 euro. Oltre alla commissione, altri medici sono finiti nel fascicolo di inchiesta, alcuni accusati di aver appreso delle morti sospette in corsia per mano di Cazzaniga senza denunciarlo, altri di aver redatto certificati per false patologie a Massimo Guerra, marito dell'infermiera Laura Taroni. Due le sentenze in abbreviato per falso ideologico pronunciate stamane dal Tribunale, nei confronti di Giancarlo Favia e Daniele Sironi, condannati rispettivamente a otto e quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena. Ha patteggiato invece una condanna un anno e due mesi con pena sospesa la dottoressa Simona Sangion, sempre per la medesima accusa. La posizione di Elena Soldavini, altra dottoressa imputata per omessa denuncia, come ha riferito il Procuratore della Repubblica Gianluigi Fontana "era già stata stralciata con la messa alla prova per un breve periodo".

(ha collaborato GABRIELE MORONI)