Leonardo Cazzaniga
Leonardo Cazzaniga

Busto Arsizio (Varese), 17 luglio 2018 - Leonardo Cazzaniga? «Un grande medico». Priscilla Medri, chirurgo al pronto soccorso del presidio sanitario di Saronno, è teste d’accusa, ma alza un peana di lodi al collega Leonardo Cazzaniga. L’ex vice primario è processato in Corte d’Assise a Busto Arsizio perché accusato degli omicidi di undici pazienti in corsia e delle morti di tre familiari di Laura Taroni, al tempo sua amante: il marito, la madre, il suocero. «Per me il dottor Cazzaniga era una persona corretta. Era un grande medico. È un grande medico. Vedevo che i pazienti lo amavano. All’inizio del mio lavoro ero quasi invidiosa. Aveva una empatia invidiabile con i pazienti. Leonardo era bravo. Era uno che poteva dare indicazioni. I pazienti ancora oggi mi chiedono di lui».

L'udienza che precede la pausa estiva ruota tutta attorno al primo ricovero di Massimo Guerra, marito di Laura Taroni, al pronto soccorso di Saronno, il 12 novembre 2011. L’uomo morirà nella sua casa di Lomazzo il 30 giugno 2013. E scaturiscono altri pesanti interrogativi. Voci ma anche testimonianze riferiscono negli ambienti dell’ospedale del proposito di Laura Taroni di sciogliere farmaci nel cibo destinato al marito. Guerra viene ricoverato a Saronno con una seria brachicardia, che provoca anche un momentaneo arresto del battito. Gli esami rivelano che ha assunto farmaci a sua insaputa. Perché, è la domanda che si fanno oggi i familiari, il primo elemento (affermazioni della Taroni) non è stato denunciato e perché non è stato messo in collegamento con le analisi del marito? Una relazione sulle analisi viene comunque inviata ai carabinieri di Saronno: perché non c’è stato un seguito? Depone Silvia Rogiani, cardiologa: «Nell’autunno del 2011 eravamo in mensa io, la Taroni e Jessica Piras (infermiera del pronto soccorso - ndr ). La Taroni mi chiese di indicare quale betabloccante abbassasse il battito cardiaco o la pressione, il più forte. ‘Così lo metto nel pesto di Massimo’. La presi per una battuta anche se strana».

L’uomo finisce in ospedale. «Mi tornò in mente la battuta della Taroni. Mi si insinuò il sospetto. Chiamai la Piras. Decidemmo di parlarne con il dottor Pittana, il cardiologo che seguiva Guerra in terapia intensiva. Andammo da lui. Gli dissi della frase della Taroni». Una versione confermata da cardiologo Pierluigi Pittana. Le prime analisi, eseguite al pronto soccorso, hanno rivelato la presenza di farmaci antidepressivi nelle urine di Guerra. Pittana chiede accertamenti al Centro antiveleni del Niguarda di Milano. I campioni di sangue e urine rivelano non tracce di betabloccanti ma di flecainide e carbamazepina, rispettivamente un antiaritmico e un antiepiliettico. Depone Paola Antognini, responsabile della cardiologia clinica: «Arrivavano voci che la Taroni chiedeva notizie su quanto durava una sostanza nel sangue, su come si faceva a eliminarla». Depone Daniele Nassiacos, dirigente della cardiologia: «Massimo Guerra mi giurò che non aveva preso farmaci. Gli spiegai che quella era la causa del suo malessere. Mi rispose che non li aveva assunti, non li aveva mai sentiti, che si fidava ciecamente della moglie». Il primario porta personalmente una relazione al direttore medico Paolo Valentini che la trasmette via fax, il 22 novembre 2011, al comando carabinieri di Saronno, con una lettera di accompagnamento. 

L'avvocato Luisa Scarrone, parte civile per la famiglia Guerra, è divisa fra stupore e indignazione: «Capirei se a tutte quelle voci non si fosse trovato un riscontro. Ma così, con gli esiti dell’esame tossicologico? Perché l’ospedale non ha approfondito? Perché la storia del pesto non è stata raccontata ai carabinieri? E perché dal’ospedale non è stato detto che la Taroni era stata vista ‘assaggiare’ i medicinali per capire quale fosse insapore. Non si trattava di pettegolezzi ma di fatti da approfondire doverosamente. Si era nel novembre del 2011. Se non fossero stati omessi i doverosi approfondimenti, Massimo Guerra oggi sarebbe ancora vivo». E ancora una volta si è parlato a distesa di Laura Taroni e pochissimo di Leonardo Cazzaniga.