Busto Arsizio (Varese), 14 luglio 2018 - Un clima omertoso e insieme di minaccia nel presidio sanitario di Saronno. Il silenzio a volte irridente ("Tu vedi troppi film") di primari e dirigenza ospedaliera di fronte alle preoccupate segnalazioni: Leonardo Cazzaniga, all’epoca vice primario del pronto soccorso, applica il suo trattamento terapeutico, il “protocollo Cazzaniga”, a ricoverati compromessi. L’allarme e il passaparola fra infermieri e medici. Il “gruppo di lavoro” per monitorare il consumo di medicinali, visti i pesanti ammanchi. Le morti di Massimo Guerra, Luciano Guerra, Maria Rita Clerici, rispettivamente marito, suocero e madre di Laura Taroni, infermiera e amante di Cazzaniga.

Al processo al medico, in Corte d’Assise a Busto Arsizio, depone per quasi cinque ore l’infermiera Jessica Piras. La stessa che nel marzo del 2014, dopo i decessi di Massimo, della Clerici e di un paziente, Angelo Lauria, firma con il medico Elena Soldavini un esposto anonimo inviato ai carabinieri di Cantù. "Eravamo - ricostruisce in aula - io, la Soldavini e due carabinieri. Raccontammo le vicende familiari dei Guerra e la morte di Lauria. I carabinieri erano increduli. Suggerirono di non fare una formale denuncia ma un esposto anonimo, perché, vista la pericolosità dei soggetti, potevamo incorrere in ritorsioni". I due carabinieri, a quanto pare, presero appunti ma non verbalizzarono. Le modalità dell’esposto (poi inserito senza esito, a Como, nel fascicolo per un incendio doloso nell’azienda agricola dei Guerra) non sfuggono né alla difesa, né all’accusa. L’avvocato Ennio Buffoli chiede che vengano ascoltati uno dei militari e la Soldavini. "Quello che è stato detto – interviene il pm Maria Cristina Ria – è un fatto nuovo, una possibile notizia di reato". La notizia di reato che la Procura di Busto si apresta a vagliare e eventualmente trasmettere per competenza a quella di Como è quella di omissione di denuncia.

La Taroni e Jessica sono amiche. Un giorno Laura se ne esce con questa frase: "Lo zucchero si scioglie nel caffè, i farmaci no". Secondo la teste parla di farmaci cardiologici e antidepressivi che fa sciogliere nel caffè, o nel pesto del marito. Circa la morte di Luciano Guerra, invece, la Piras racconta che quel giorno "la dottoressa Monza si lamentò con la Soldavini dell’assenza prolungata di Cazzaniga. Era stato visto prelevare farmaci dall’armadio e preparare una siringa. Si allontanò per fare visita al malato: quando tornò, Luciano Guerra era già morto". Infine Cazzaniga che parla apertamente di "mettere fine alla vita di pazienti fragili con diagnosi infausta" (ma nel controesame della difesa la teste dice, al contrario, che l’intento era di lenire le sofferenze) e che assume farmaci: "Visti gli ammanchi costituimmo un gruppo di lavoro per monitorare il consumo". E ancora: "Si cercava di avvertire medici e infermieri se veniva inserito un paziente a rischio. Io avvisavo il collega che si trovava a lavorare con lui di stare attento se Cazzaniga lo prendeva in carico".