Saronno (Varese), 24 febbraio 2018 - Laura Taroni appare sconvolta. Maglione grigio, jeans, scarpe da ginnastica, ascolta la lettura del dispositivo della sentenza che la condanna a trent’anni di reclusione per l’omicidio della madre e del marito. Ha gli occhi gonfi di lacrime che non scendono così come non riesce ad articolare parola. Dopo una camera di consiglio durata cinque ore Sara Cipolla, giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Busto Arsizio, mette la parola fine al processo in abbreviato. 

Laura Taroni, ex infermiera al pronto soccorso del presidio ospedaliero di Saronno, era imputata di tre omicidi in ambito domestico: la madre Maria Rita Clerici, il marito Massimo Guerra, il suocero Luciano. Il gup ha accolto le richieste dell’accusa (sostenuta dal procuratore Gian Luigi Fontana e dal pm Maria Cristina Ria) condannando la donna per i primi due omicidi. Per quello del suocero il gup è andato oltre le richieste dei pubblici ministeri assolvendo la donna con formula piena per non avere commesso il fatto in base al primo comma dell’articolo 530 del Codice di procedura penale. I rappresentanti dell’accusa chiedevano invece l’applicazione del secondo comma, quando manca o è insufficiente la prova della colpevolezza. Laura Taroni divideva le accuse per i tre omicidi familiari con l’amante di allora, il medico anestesista Leonardo Cazzaniga, aiuto primario del pronto soccorso di Saronno. Le strade della coppia si sono divise. Il legame di amanti e poi di complici (secondo l’accusa) si è infranto dopo che il medico si è sentito accusato dalla compagna. 

Paralleli e inconciliabili i percorsi giudiziari: la Taroni ha colto il rito abbreviato Cazzaniga affronterà il dibattimento. Il gup lo ha rinviato a giudizio per i tre omicidi domestici e per le morti di nove pazienti in corsia procurate (è la tesi accusatoria) con la somministrazione, in rapida successione, di farmaci in sovradosaggio.  «Laura Taroni – sono le preoccupate dichiarazioni del difensore Monica Alberti al termine dell’udienza – è duramente prostrata. Spero che in carcere qualcuno l’assista». L’ex infermiera ha sempre detto di avere voluto sopprimere il marito. Lo detestava perché si sentiva vessata da lui, dalle sue pretese sessuali, autentiche pratiche sadomaso. D’intesa con Cazzaniga, decide di ‘neutralizzarlo’ con i farmaci dopo averlo indotto a credere di soffrire di diabete mellito. Il 30 giugno 2013 Massimo Guerra, al culmine di uno stato di decadimento fisico, muore sul divano nella sua abitazione di Lomazzo. Maria Rita Clerici, madre di Laura, muore nell’abitazione della figlia il 4 gennaio 2014. 

E' stato Cazzaniga, è la tesi della Taroni, che si descrive acquiescente ma non attiva nel fatto, a praticarle nella giugulare una iniezione di fibrinolitico. Per i pm, invece, nei giorni che hanno preceduto il decesso, la coppia avrebbe sottoposto la Clerici al trattamento farmacologico del ‘protocollo Cazzaniga’. Il gup ha pronunciato altre condanne, pena sospesa per tutti. I reati vanno dal favoreggiamento personale di Cazzaniga, all’omessa denuncia, al falso ideologico. Si tratta di componenti della commissione nominata per accertare l’operato dell’anestesista e di medici del pronto soccorso e dell’ospedale di Saronno. Oltre a quello di Cazzaniga, sono stati disposti altri cinque rinvii a giudizio.