La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato la condanna della Taroni a trent’anni
La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato la condanna della Taroni a trent’anni

Saronno (Varese), 14 febbraio 2021 - Ha perduto il padre Luciano e il fratello Massimo. Da cinque anni non vede i due nipoti, figli di Massimo e Laura Taroni, che oggi hanno 13 e 15 anni e stanno crescendo in una comunità. Gabriella Guerra continua a vivere con il marito nella grande casa di Lomazzo, accanto a quella che era l’azienda agricola di famiglia. "Per me – dice Gabriella – ogni udienza, ogni fase processuale, significa rivivere il dolore che ci ha colpito. La condanna che è stata confermata in appello a Laura Taroni è giusta. Purtroppo per noi non allevia una sofferenza che non avrà mai fine. Perché Laura Taroni è riuscita a distruggere tutto quello che avevamo. Ci rendiamo conto che una cosa è la giustizia, la giustizia umana, un’altra è la tragedia irreparabile che si è abbattuta su di noi".
La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato la condanna della Taroni a trent’anni di reclusione per l’omicidio del marito Massimo e della madre Maria Rita Clerici. L’ex infermiera di Lomazzo si era rivolta ai giudici con un messaggio. "La donna descritta nei fatti non esiste più", era una delle frasi. Gabriella Guerra non crede alla "nuova" Laura Taroni. "Mi ha colpito ancora una volta, leggendo le dichiarazioni di Laura Taroni, la mancanza totale di rimorso, neanche mezza parola sui suoi parenti. Ho avuto troppa fiducia in Laura così profondamente tradita per credere alle sue parole". Luisa Scarrone, penalista di Como, è il legale di Gabriella e della madre Maria Pia Florian. Con quello professionale è nato negli anni anche un rapporto di amicizia. "Le mie assistite sono comprensibilmente provate, esauste per il percorso giudiziale, articolato e complesso. Lo sono perché, finché non si metterà la parola fine a questa vicenda, non riusciranno a elaborare in pace l’accaduto e ad accettare che per mano di Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga nelle loro vite si è creata una frattura, il loro mondo di prima, con la famiglia unita e l’attività agricola familiare, e quello che hanno ora o meglio quello che non hanno più. Non è esagerato dire che hanno perso tutto. Sotto questo aspetto la vicenda processuale ha potuto recepire solo parzialmente quello che è loro accaduto. Mi auguro che possano trovare la giusta riparazione che meritano, anche nel processo che vede imputati Cazzaniga, i medici che lo hanno coperto e l’Ospedale di Saronno, come responsabile civile. All’interno dell’ospedale tutti sapevano e nessuno ha fatto nulla. C’è stata un’operazione di insabbiamento, connotata da una omertà spaventosa".