Saronno (Varese), 11 settembre 2018 - «Sei un'assassina». È la drammatica testimonianza di un’infermiera alla ripresa, in Corte d’Assise a Busto Arsizio, del processo a Leonardo Cazzaniga. Il medico anestesista, ex viceprimario del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, è accusato degli omicidi di undici pazienti in corsia e di quelli di tre familiari, il marito, la madre e il suocero della sua amante, l’infermiera Laura Taroni. Una volta ancora, più che di Cazzaniga, si parla della sua compagna di un tempo, condannata in abbreviato a trent’anni di reclusione per due degli omicidi familiari. Depone Alessia Molteni, infermiera al pronto soccorso di Saronno dal gennaio 2011 al giugno del 2012. Si parla del ricovero di Massimo Guerra, marito della Taroni, all’ospedale Sant’Anna di Como, il 17 aprile 2012, per ipoglicemia. Il pubblico ministero Maria Cristina Ria è pronto a sottoporre alla teste il verbale delle dichiarazioni rese il 23 marzo di un anno fa: «Mi pare la sera stessa del ricovero a Como di Guerra Massimo ero di turno con il dottor Favia (medico del pronto soccorso - ndr). Ricordo di aver sentito, anche se non completamente, una telefonata nel corso della quale il medico visibilmente agitato diceva a Laura Taroni ‘Laura sei una assassina’. Mi avvicinai a lui e gli chiesi cosa stesse succedendo; lui mi disse di essere arrabbiato con Laura che gli aveva fatto inserire una richiesta di analisi del sangue a nome del marito pur non essendo questo presente e oltretutto il valore di glicemia risultato da quelle false analisi era elevatissimo». La teste conferma, sia pure attenuando, le parole del verbale: «Il dottor Favia era nell’ambulatorio A e parlava al cellulare con la Taroni. Le diceva. ‘Cosa hai fatto? Cosa hai fatto?’».

Ricorda anche di avere sentito la Taroni dire più volte che avrebbe mischiato dei betabloccanti nel pesto per il marito. Un altra frase riguardava la somministrazione di Laroxil, un antidepressivo: «Così non gli funziona». Dalla testimonianza una nuova conferma delle mancate risposte agli allarmi su quanto accadeva nel pronto soccorso: «Poco prima di lasciare il reparto parlai con il dottor Scoppetta (il primario del pronto soccorso - ndr). Dissi che stavano succedendo cose strane, che avevo dei dubbi sul diabete di Guerra, anche sulle provette, che risultavano ricoveri che non c’erano stati. Scoppetta mi rispose che tanto me ne sarei andata a breve. ‘Fatti gli affari tuoi’». Una domanda del difensore Ennio Buffoli, dà modo all’infermiera di tessere un pubblico elogio di Cazzaniga: «Si spendeva per i pazienti, lo cercavano, per esperienza e competenza. Era il leader del pronto soccorso. Quando arrivava un caso difficile era il suo». Una sosta per un conciliabolo fra le parti. Un rapidissimo scambio di battute. La teste chiede a Cazzaniga «Come stai?» e ha un attimo di commozione alla risposta sconsolata dell’imputato sulla vita di oggi.

Giuseppe Regina, all’epoca comandante della compagnia carabinieri di Saronno con il grado di capitano, oggi maggiore, depone sugli accertamenti svolti per comprendere l’iter del fax che l’ospedale di Saronno invia alla stazione carabinieri. Si riferisce ricovero di Massimo Guerra il 12 novembre del 2011. È in stato di presincope. Le analisi rivelano la presenza nelle urine di carbamazepina (antiepilettico) e flecainide (antiaritmico). Il fax viene ricevuto dai miliari di Saronno alle 9.35 del 23 novembre 2011. «È stato rinvenuto - dice l’ufficiale - nel cosiddetto ‘fascicolo permanente” di Massimo Guerra, creato per l’attività commerciale di Guerra, che aveva subito dei furti. Non risultavano timbri, classificazioni, la firma del comandante di stazione o altro che rivelasse che era stato visionato L’idea che mi sono fatto è che, una volta posto all’attenzione del comandante di stazione, per errore, per fatalità, sia finito nel fascicolo di Guerra».