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6 mag 2022

Strage di Samarate, Maja e il piano quasi perfetto: i nodi da sciogliere

Domani l'autopsia su mamma e figlia uccise a martellate. Il geometra e interior designer trasferito dal carcere all'ospedale psichiatrico. Rebus movente: paura della bancarotta o della separazione?

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Alessandro Maja ha ucciso la moglie Stefania Pivetta e la figlia Giulia

E' durata meno di 24 ore la detenzione in carcere di Alessandro Maja, il geometra e interior designer di 57 anni che mercoledì 4 maggio, ha firmato la strage di Samarate uccidendo a martellate la moglie Stefania Pivetta (56 anni), la figlia 16enne Giulia e ferendo gravemente il figlio 23enne Nicolò, ricoverato in condizioni disperate. L'uomo, che con la sua follia omicida ha squarciato la quiete della villetta di via Torino, da stamani è ricoverato nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Monza. Le sue condizioni, secondo quanto reso noto dai legali Enrico Milani e Sabrina Lamera, sarebbero "incompatibili con la detenzione in carcere". Intanto emerge il quadro in cui potrebbe essere maturata la strage familiare, sembra infatti che nelle ultime settimane Maja fosse depresso e "ossessionato dal denaro", terrorizzato dalla possibilità di "finire in bancarotta". Paure che, assieme a problemi coniugali e alla possibilità di una separazione, potrebbero aver fatto scattare la furia omicida, secondo quanto emerge dalle testimonianze raccolte di parenti, conoscenti e colleghi.

Maja, dal carcere all'ospedale psichiatrico

I medici hanno ritenuto che le condizioni di Maja non siano compatibili con la detenzione, come ha riferito il suo avvocato Enrico Milani, che stamani è andato in Tribunale a Busto Arsizio, dove avrebbe dovuto svolgersi l'interrogatorio di garanzia. Il legale, nominato d'ufficio insieme alla collega Sabrina Lamera, ha spiegato di non avere avuto ancora modo di parlare con Maja, e che "l'udienza sarà nuovamente fissata quando sarà in grado di sostenerla". Non è chiaro se Maja abbia avuto un crollo nervoso in carcere o abbia tentato nuovamente di farsi del male (come avvenuto dopo il duplice delitto, quando ha cercato di darsi fuoco). Circostanza quest'ultima che potrebbe aver spinto i medici a optare per il ricovero in Psichiatria. La Procura di Busto Arsizio, al momento, non avrebbe intenzione di chiedere una valutazione psichiatrica, anche se non si esclude che possa essere chiesta dalla difesa.

La verità dall'autopsia

Intanto le prime risposte potrebbero arrivare dall'esito dell'autopsia, che si terrà oggi, sul corpo della moglie Stefania, la prima ad essere uccisa (sembrerebbe con due martellate secche alla testa, mentre dormiva sul divano) e della figlia Giulia, pure lei colpita a morte con la stessa arma mentre era a letto. Solo per miracolo si è salvato il figlio Nicolò, che si è svegliato e ha iniziato a gridare. E un miracolo ci vorrebbe adesso per riportarlo alla vita, dopo il delicato intervento al cervello con cui è stato rimosso l'ematoma provocato dai colpi ricevuti. L'esito degli accertamenti medico legali sarà fondamentale per ricostruire la dinamica della strage familiare dal momento che, dopo il duplice delitto e il tentato omicidio, Maja, ricoperto di sangue, urlava frasi sconnesse: "Li ho uccisi tutti, bastardi".

Il movente: paura della bancarotta o della separazione?

Quando si riprenderà dallo choc e sarà in grado di parlare, potrebbe essere lo stesso Maja a raccontare cosa ha armato la sua mano e lo ha spinto a uccidere i suoi affetti più cari. A parlare di una difficoltà emotiva di Maja, è stato il padre di Stefania, che ha definito il marito della figlia come "giù di morale da diverso tempo", sempre "preoccupato per i soldi", anche se non risulta che la famiglia avesse difficoltà economiche. Maja, devoto al suo lavoro di geometra ed esperto di arredamenti di interni per locali, nell'ultimo periodo - secondo il racconto del padre di Stefania - si era chiuso in un silenzio inspiegabile, tanto che in una delle ultime converazioni il suocero, nel tentativo di richiamarlo ai suoi doveri, gli avrebbe ricordato "che è padre e marito, di farsi uomo e pensare alla sua famiglia". Sarebbe invece stata smentita dal fratello di Stefania la notizia che la vittima volesse separarsi da Maja e si fosse rivolta a un legale. "Se lo avesse deciso sarei stato il primo con cui si sarebbe confidato, ma - ha detto Mirko Pivetta a Pomeriggio Cinque - non lo ha fatto". Sembra invece che Stefania avesse chiesto aiuto al padre per capire perché il marito fosse così depresso. Per i carabinieri, che in questi giorni hanno sentito familiari e amici della coppia, emergerebbe il quadro di una famiglia come tante, con le ordinarie difficoltà economiche e relazionali, ma nulla che lasciasse presagire la tempesta che si celava dietro il recente silenzio e cambio di umore del capofamiglia. Un mistero, quello del movente, su cui soltanto il 57enne potrà fare chiarezza quando sarà in grado di parlare.

Il piano di Maja

Che Maja avesse programmato tutto emerge anche da un particolare raccontato dalla figlia Giulia al nonno la sera prima del delitto: "È successo qualcosa di strano stanotte, papà è venuto sul mio letto e mi ha chiesto scusa" aveva raccontato la 16enne a nonno Giulio. "Prima Alessandro Maja era una persona squisita, specialmente con Giulia, che era sempre abbracciata al suo papà. In questi ultimi tempi - ha ricordato il padre di Stefania Pivetta a Pomeriggio Cinque - era cambiato radicalmente, parlava poco, insistevamo a dire 'cosa non va?' e lui non ci ha mai detto di cosa si trattava". 
 

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