Varese, 6 luglio 2018 - La Quiete Centro Diagnostico riaprirà? "Noi cadiamo letteralmente dalle nuvole", spiega Davide Farano, ex dipendente de La Quiete Casa di Cura e rappresentante sindacale nella Rsu per i 60 lavoratori rimasti "a casa dal maggio 2017". Ats conferma che è stata depositata una richiesta per poter riprendere le attività ambulatoriali nella struttura: le licenze erano infatti scadute al momento della chiusura avvenuta dopo lo sfratto eseguito sempre nel maggio 2017. La Quiete Centro Diagnostico aveva chiesto, a suo tempo, il trasferimento della sede, onde ripristinare i requisiti di accreditamento. Ats Insubria aveva dato parere favorevole preventivo al progetto presentato, inerente la nuova struttura proposta.

Di fatto, però, non è stata conclusa da parte di La Quiete Centro Diagnostico l’acquisizione della struttura, con seguente necessità di ricerca di una nuova sede, che è stata recentemente indicata. Se La Quiete Centro Diagnostico riaprirà non lo farà, dunque, nella struttura di via Dante. Sulla collocazione della nuova sede vige il massimo riserbo. Sarà quindi necessario attendere che Ats termini l’iter di valutazione delle richieste avanzate. "Non sappiamo chi si celi dietro a questa richiesta – continua Farano – Non sappiamo se si tratta dei vecchi gestori". La Quiete Centro Diagnostico, ricordano i rappresentanti sindacali, "è la sola delle tre società, che facevano capo però tutte al medesimo gruppo, che non è fallita. In assenza di informazioni più precise ci auguriamo soltanto che, in caso di riapertura del centro diagnostico i gestori terranno conto, sul fronte assunzioni, di tutti quei lavoratori che per anni, sino al maggio 2017, hanno dato l’anima per la struttura. Ci auguriamo almeno questo anche se, La Quiete Centro Diagnostico aveva in capo soltanto un quinto del personale complessivo rimasto poi senza occupazione".

A oggi tutti i 60 dipendenti, che hanno continuato a lavorare con passione sino all’ultimo giorno nonostante mesi di stipendi non pagati, sono stati licenziati dalle tre società che gestivano il polo di via Dante. "A oltre un anno di distanza della chiusura – conclude Farano – non abbiamo ancora percepito le ultime tre mensilità. Mentre proprio in questi giorni stiamo ricevendo le lettere dal sindacato con le quali si annuncia la volontà di appoggiarsi al fondo Inps per vederci riconosciuto il pagamento del Tfr. Quello che è accaduto lascia l’amaro in bocca: La Quiete funzionava, era un’eccellenza sanitaria per Varese e suppliva a delle carenze oggettive su questo fronte. La mala gestione ha rovinato una realtà operativa e molto quotata".