Varese, 14 marzo 2018 - Sono arrivati in Italia sfidando il mare, a diritto o meno, per cercare un nuovo futuro nel nostro Paese. Ora, oltre seicento richiedenti asilo dislocati in vari centri di accoglienza in provincia di Varese rischiano di rimanere senza un tetto sulla testa, perché alcune delle strutture che li ospitano, a partire da oggi, chiuderanno. Sono quattro le realtà di accoglienza che, insieme a Kb srl di Busto Arsizio che gestisce da sola sei strutture in provincia di Varese, non hanno partecipato al nuovo bando indetto dalla Prefettura di Varese, i cui ospiti andranno spostati in altri centri di accoglienza sia nella medesima provincia che fuori.

In quattrocento a cominciare da stamane partiranno per nuove strutture nel Milanese, mentre per tutti gli altri la Prefettura varesina sta lavorando per trovare una soluzione. Quanto ci vorrà è presto per dirlo. A rassicurare che nessuno verrà lasciato in mezzo alla strada è il gestore di Kb srl di Busto Arsizio Roberto Garavello che, insieme a Katiuscia Balansino, fino ad oggi ha gestito seicento richiedenti asilo, circa una sessantina di dipendenti, continue proteste dei migranti ospiti che hanno manifestato nel corso degli ultimi mesi perché scontenti dell’accoglienza ricevuta.

Sulla testa una inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato. Per bocca dell’avvocato che li difende, Daniele Pizzi, i titolari di Kb hanno assicurato che se qualche profugo non troverà ricollocazione immediata «nessuno verrà lasciato in mezzo alla strada». Trovare posto per i migranti, la proroga rispetto alla scadenza del bando finisce il 31 marzo, non sarà semplice, seppure la prefettura ha assicurato di essere già in contatto con altre strutture. «Abbiamo una serie di operatori che non hanno partecipato al bando e i cui ospiti delle strutture andranno ricollocati - ha dichiarato il prefetto Vicario Roberto Bolognesi - Sono gestioni che senza allarmismi si risolvono». Tra prefettura e Kb però, vi sono anche altre problematiche. Secondo l’avvocato Daniele Pizzi la Prefettura sarebbe in ritardo con i pagamenti: «Non sono stati saldati i servizi erogati da ottobre 2017 in poi, dopo il 15 febbraio Kb ha reso noto di non aver più disponibilità economiche per poter erogare i servizi, ed entro fine mese la Prefettura ha saldato un acconto sulle fatture mancanti».

La decisione di chiudere i centri, sempre secondo il legale, è arrivata a seguito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Busto Arsizio su presunte mancate corrispondenze tra contributi ricevuti e servizi erogati. Sono state effettuate perquisizioni sia nelle sedi Kb che in quelle della cooperativa Arca, fornitrice di servizi di Kb. «Garavello ha assunto questa posizione proprio per permettere alla magistratura di svolgere serenamente il suo lavoro. La sua comunicazione è di fine gennaio», dice il difensore.