Leonardo Cazzaniga imputato delle morti al pronto soccorso di Saronno ieri era presente all’avvio del suo processo
Leonardo Cazzaniga imputato delle morti al pronto soccorso di Saronno ieri era presente all’avvio del suo processo

Busto Arsizio (Varese), 14 aprile 2018 - «Lo rifarei». Clelia Leto è piccola, minuta, capelli castano chiari. È l’infermiera del pronto soccorso di Saronno, perno dell’inchiesta “Angeli e demoni” che vede al centro Leonardo Cazzaniga, medico anestesista ed ex aiuto primario del reparto. Una segnalazione della Leto fa sì che l’ospedale costituisca una commissione per verificare l’operato del medico. Dopo che la commissione ne ha riconosciuto la correttezza, l’infermiera si rivolge alla Procura di Busto Arsizio con un esposto denuncia. È l’innesco dell’inchiesta. Prima udienza. Clelia Leto è nell’aula della Corte d’Assise di Busto, accanto al legale, l’avvocato Carlo Basilico. «Sono serena. Sono consapevole della complessità della situazione. Il mio è stato un atto responsabile. Lo rifarei».

«Grazie a lei - l’ha salutata, sorridendo, il pm Maria Cristina Ria, che sostiene l’accusa con il procuratore Gian Luigi Fontana - ho avuto la vita stravolta negli ultimi due anni». La Leto non parla delle minacce che avrebbe ricevuto da Cazzaniga perché rifiutava di applicare il suo “protocollo”. Per la Procura un giorno lui l’avrebbe affrontata: «Non sei ancora morta? Morirai di cancro all’utero, tu qui hai vita breve». Ma di questo e altri episodi l’infermiera per ora non parla: «Prima testimonierò davanti ai giudici». Pullover ciclamino pantaloni grigi, grigi i capelli corti, un accenno di barba curata, Leonardo Cazzaniga è l’unico imputato presente, seduto fra i difensori, gli avvocati bresciani Ennio Buffoli e Andrea Pezzangora. È stato rinviato a giudizio per gli omicidi di nove pazienti, ricoverati al pronto soccorso provocati, secondo l’accusa, da sovradosaggio di farmaci, quello che chiamava “protocollo Cazzaniga”. In seguito gli sono state contestate altre due morti sospette. È accusato anche di tre omicidi nell’ambito familiare dell’ex amante, l’infermiera Laura Taroni (condannata in abbreviato a 30 anni per due di questi): Massimo Guerra, Maria Rita Clerici, Luciano Guerra, rispettivamente marito, madre, suocero della Taroni. Gli altri cinque imputati sono rappresentati dai difensori.

Devono rispondere di favoreggiamento personale di Cazzaniga e di omessa denuncia Roberto Cosentina, il direttore sanitario che costituì la commissione, e tre componenti: Paolo Valentini, direttore medico dell’ospedale e coordinatore della commissione, il medico legale Maria Luisa Pennuto, l’ex primario del pronto soccorso (superiore diretto di Cazzaniga) Nicola Scoppetta. Con loro l’oncologo Giuseppe Di Lucca per l’omessa denuncia relativa a un paziente. Si presenta qualche parente delle presunte vittime. Bruno Devoti è qui per la madre Antonietta Balzarotti, morta a 88 anni nel 2011. Nunziato e Rinaldo sono i figli di Antonino Isgrò, deceduto il 30 aprile 2012, una delle prime quattro morti attribuite a Cazzaniga. «Ci aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso». Luca Rossoni è in aula per il nonno Pietro Oliva, morto il 7 novembre del 2010. «Spero che vengano accertate le colpe di tutti, anche di quelli che non hanno verificato». Udienza dedicata alle costituzioni di parte civile. Sprizza qualche scintilla. «Il camice del medico - saetta l’avvocato Massimo Schirò, per l’Ordine dei medici - è stato insozzato dal verminaio che la Procura ha portato a galla». «Non accettiamo - replica il legale di Cazzaniga - patenti di moralità». Luisa Scarrone, parte civile per la famiglia Guerra, parla di «clima di omertà» all’interno dell’ospedale. Il processo riprenderà il 18 maggio.