Leonardo Cazzaniga
Leonardo Cazzaniga

Varese, 28 gennaio 2020 -  Non c’è orgoglio in chi ha conseguito un’amara vittoria. Non c’è delusione in chi non ha avuto soddisfazione dalla sentenza. I familiari. Le parti civili lasciano nel segno del dolore. Il dolore a contenere la rabbia che s’insinua nelle parole di più d’uno. Gabriella Guerra ha il sorriso dolce e triste di sempre. È sorella di Massimo Guerra (marito di Laura Taroni, l’infermiera amante di Cazzaniga) e figlia di Luciano, due dei casi che hanno portato il medico all’ergastolo. "Siamo arrivati fin qui. La giustizia è qualcosa di molto terreno, che non cancella la situazione, lo sconvolgimento delle nostre vite, il dolore e soprattutto il dolore per i nostri nipoti, i due figli di Laura. La cosa che mi reca più dolore è non avere visto né in Cazzaniga né in Laura Taroni un accenno di pentimento".

Qualcuno dei cronisti le ricorda la condanna dei medici della commissione incaricata di valutare l’operato di Cazzaniga. "Se avessero agito più correttamente avrebbero forse fermato quel delirio di onnipotenza". Interviene Enzo Perazzolo cugino di Massimo Guerra: "Se i medici avessero fatto il loro dovere, mio cugino sarebbe ancora qui. E Luciano non sarebbe morto quel giorno ma quando fosse stata davvero la sua ora".

Loredana , Patrizia, Maria Concetta e Francesco accompagnano la mamma Angela con l’avvocato Fabio Gualdi. È la famiglia di Angelo Lauria, uno dei pazienti deceduti. "Siano contenti - dice Loredana - perché giustizia è stata fatta. Più di così la giustizia non ci poteva dare. Non abbiamo mai creduto che Cazzaniga volesse accompagnare i pazienti verso una morte serena. Anche oggi, quando parlava, sembrava non rendersi conto di quello che aveva fatto". La sentenza ha respinto le richieste di risarcimento avanzate nei confronti dell’Asst Valle Olona e di Nicola Scoppetta primario del pronto soccorso di Saronno e quindi superiore diretto di Cazzaniga. Sul punto l’avvocato Gualdi preannuncia battaglia: "La responsabilità penale dei medici per omessa denuncia e favoreggiamento costituirebbe già un presupposto logico per la responsabilità civile della struttura sanitaria, che invece non è stata riconosciuta. È una contraddizione. Di qui credo opportuna l’esigenza che questo punto venga rivisitato".

Proprio la morte di Angelo Lauria è stata l’innesco della vicenda, prima con la segnalazione all’ospedale fatta da Clelia Leto, infermiera del pronto soccorso, poi con il suo esposto alla procura di Busto. In aula in mattinata, la grande accusatrice di Leonardo Cazzaniga è tornata per la lettura della sentenza. "Rifarei tutto. Bisogna denunciare quando si vedono delle ingiustizie. Cazzaniga voleva alleviare le sofferenze? Questo lo dice lui. I protocolli e la scienza dicono altro".

L’ex aiuto primario è stato assolto per la morte di Domenico Brasca, l’ultima che gli era stata addebitata. Sono in aula le due figlie di Brasca, Antonella e Roberta Rosa Maria. "Ci aspettavamo la condanna anche per la morte di nostro padre. Ma è comunque all’ergastolo". L’avvocato Ennio Buffoli, difensore di Cazzaniga con il collega Andrea Pezzangora, non nasconde l’amarezza: "Quello delle morti ospedaliere era il tema forte. Il dolo non è stato provato, non c’era. La stessa perizia disposta dalla Corte conteneva sì forti profili di colpa, ma non di dolo".