Laura Taroni
Laura Taroni

Lomazzo (Como), 17 luglio 2019 - «Non sono un mostro. Non sono un’assassina. Non ho ucciso nessuno». Per la prima volta, dopo la sentenza d’appello che ha confermato la condanna a trent’anni di reclusione, Laura Taroni fa uscire la sua voce dal carcere attraverso il difensore Monica Alberti. L’ex infermiera del pronto soccorso del presidio ospedaliero di Saronno ha un pensiero fisso, lo stesso esternato nelle dichiarazioni spontanee davanti alla prima Corte d’Assise d’appello di Milano: «Mi dispiace molto quando leggo certe cose su di me. Vorrei dirlo, vorrei gridarlo, se fosse possibile, che io non sono così, non sono quella donna. Sono la prima a soffrire per i miei due figli che non vedo dal giorno dell’arresto (il 29 novembre 2016 ndr). Vado avanti a combattere per loro». Prosegue nella sua vita di detenuta nel carcere del Bassone a Como.

«Cerco di trovare qui dentro un mio equilibrio. Certo non è facile, ma con il tempo spero possa andare meglio». Ha lavorato per un certo periodo nella biblioteca del carcere e da allora ha preso l’abitudine di leggere tantissimo, un po’ di tutto. Uno sguardo alla nebulosa del futuro: «Aspetto di leggere le motivazioni della sentenza. Spero nel giudizio della Cassazione».

Il 3 luglio i giudici dell’appello hanno ribadito la condanna pronunciata nel febbraio di un anno fa, in abbreviato, dal gup di Busto Arsizio, Sara Cipolla: Laura Taroni è stata giudicata colpevole dell’omicidio del marito Massimo Guerra e di quello della madre Maria Rita Clerici, mentre è stata confermata l’assoluzione piena per non avere commesso il fatto per la morte del suocero Luciano Guerra. Divideva le tre imputazioni con Leonardo Cazzaniga, all’epoca aiuto primario del pronto soccorso di Saronno e suo amante. Il 21 ottobre, davanti alla Corte d’Assise di Busto, riprenderà il processo a Leonardo Cazzaniga. Il medico, oltre che degli omicidi dei tre familiari della Taroni, è accusato di quelli di dodici pazienti.