Busto Arsizio (Varese), 25 settembre 2018 - Il colpo di scena, nell’aula dell’Assise di Busto Arsizio, porta la firma dell’avvocato Maria Chiara Arca, parte civile dei due figli minori di Laura Taroni. Leonardo Cazzaniga, dopo una chiamata al telefono presumibilmente con la sua amante Laura Taroni, prepara una siringa, la riempie, la ripone nel taschino del camice, esce dal pronto soccorso dove è aiuto primario, s’incontra in corridoio con la Taroni. Meno di un’ora dopo, tornato al suo posto, il medico ha un’altra chiamata e annuncia la morte di Luciano Guerra, suocero di Laura. È il 20 ottobre del 2013. Dal primo del mese Guerra si trova ricoverato in Medicina. L’ex infermiera è stata assolta per l’accusa dell’omicidio di Luciano (che condivideva con Cazzaniga) e condannata a 30 anni per le morti del marito Massimo e della madre Maria Rita Clerici. L’avvocato Arca ha recuperato un passaggio (sfuggito ai più) del controesame, nell’udienza dello scorso 22 giugno, di Raffaella Banfi, coordinatrice degli infermieri del presidio sanitario di Saronno. Allora, per la prima volta, si è parlato “de relato”, di una uscita di Cazzaniga dal reparto con una siringa e di un incontro con la Taroni. La domanda: «Ricorda Cazzaniga con una siringa nel periodo in cui era ricoverato Luciano Guerra?», è rivolta dal legale a Ivana Marnoni, dal 2002 operatrice socio-sanitaria del pronto soccorso.

«La mattina – risponde la teste – della morte di Guerra, io ero nell’ambulatorio A con la dottoressa Michela Monza. Il dottor Cazzaniga era al suo posto, nel B. Cazzaniga ha avuto una telefonata. Ho sentito ‘Ciao amore’. Ho pensato che fosse la Taroni. Ha abbassato la voce e non ho sentito più niente. Cazzaniga è venuto nell’ambulatorio da noi, ha aperto l’armadio, ha preparato una siringa. La siringa l’aveva presa lì, non l’aveva già. Gli ho visto prendere una siringa vuota e un attimo dopo era piena, sembrava che uscisse del liquido. L’ha messa nel taschino del camice. Sono uscita per andare a consegnare delle carte e Cazzaniga si è incamminato dietro di me. In corridoio è spuntata da un muretto la Taroni. Era in borghese. ‘No, Laura, le ho detto, non sono Leo, è dietro’. Cazzaniga le si è avvicinato. Non posso dire di avere visto il passaggio della siringa. Sono rientrata in reparto e dopo poco è rientrato anche Cazzaniga. Non aveva più la siringa. Dopo 40-45 minuti c’è stata una telefonata, Cazzaniga ha risposto e poi ci ha comunicato che era morto il suocero di Laura». Una testimonianza che l’avvocato dei bambini Guerra ha incrociato con quella della dottoressa Monza, il 10 settembre. Ha visto Cazzaniga prelevare un farmaco dall’armadio e buttare la confezione: era Midazolam. L’ansiolitico non era previsto nelle cure di Luciano Guerra.

Si parla del “protocollo Cazzaniga” e la teste Marnoni fa un’affermazione: «Se fossi malato terminale, vorrei un medico come Cazzaniga, che mi accompagnasse verso la morte. Preferisco una vita dignitosa». Conferma le frasi «Io sono Dio», «Io sono l’angelo della morte». Attribuisce però all’operato di Cazzaniga la finalità di alleviare le sofferenze dei malati più compromessi e non di provocarne il decesso. 

Sulla morte di Maria Rita Clerici, madre di Laura Taroni, il 4 gennaio del 2014 in casa della figlia, a Lomazzo, depongono il fratello Eugenio, la sorellastra Maria Antonietta e la figlia di quest’ultima Maria Dolores Prestinari, il suo compagno Pietro Paolo Donegana, altri parenti. Concordano sul punto che era in buona salute, salvo ricorrenti cefalee. Era sua la volontà di farsi cremare per essere accolta nello stesso loculo del marito. Toccante e sofferta la testimonianza Maria Pia Florian, moglie di Luciano Guerra, madre di Massimo e suocera di Laura Taroni. «Ho visto il dottor Cazzaniga prima della morte di Massimo. Aveva curato anche mio marito. Era stata Laura a dire che era un bravo medico».