Pietro Anastasi (a destra) in maglia azzurra con Gigi Riva
Pietro Anastasi (a destra) in maglia azzurra con Gigi Riva

Leggiuno (Varese), 7 novembre 2018 - Rombo di tuono compie 74 anni. Se per tutti, colui che prima del soprannome di Gianni Brera era «solo» Gigi Riva, è il simbolo d’un calcio che non c’è più e l’emblema del Cagliari dello scudetto 1969/70, decisamente in meno conoscono le sue radici. Riva nasce a Leggiuno, paese con meno di 4mila abitanti del varesotto. Paese natale dello storico dirigente del Varese Calcio Silvio Papini. «Mi ha rovinato – scherza – in una realtà come la nostra sarei potuto essere il miglior giocatore, io ho militato anche in C, se non fosse nato un grandissimo come lui». Papini è più giovane di qualche anno, per questo paradossalmente ha visto Riva più grazie al calcio che alla comune origine. «Ricordo d’averlo affrontato in un’amichevole con il Cagliari quando militavo nell’Imperia, poi qui a Varese quando arrivò con la nazionale poco prima del mondiale in Germania del 2006». Lo stesso Papini non sa svelare se sia reale la vicenda legata ad un Riva scartato dal Varese dopo un provino. «Non so quanta verità ci sia dietro questa storia. Se fosse così quel giorno erano ubriachi».

Riva non vestirà mai la maglia biancorossa, indossando invece quella lilla del Legnano, poi il gran salto al Cagliari. La prima cosa che collega a Riva Pietro Anastasi è invece l’europeo vinto in maglia azzurra nel 1968. «Un ricordo di lui in campo? Sfida Juventus-Cagliari a Torino finita 2-2 l’anno del loro scudetto, fece doppietta. Non si può dire che un giocatore vinca un campionato da solo ma è stato più d’un trascinatore». Lui che per amore del Cagliari si negò sempre perfino alla Juventus. «L’avvocato Agnelli e Boniperti lo cercarono più volte gli disse sempre no – ricorda Anastasi – qualcosa che in pochissimi hanno fatto, forse solo Totti. Poi stiamo parlando del miglior marcatore della storia della Nazionale, Gigi ha dato tutto alla maglia azzurra rompendosi entrambe le gambe con l’Italia». Riva viene sempre dipinto come un uomo molto riservato. Sembra perfino impensabile abbia avallato uno spettacolo teatrale in suo onore ma l’ha fatto, nel 2013. «Tutto è nato in una serata in cui, proprio sul campo in cui mosse i primi passi calcistici, gli dedicai la mia canzone “da Leggiuno in Nazionale”» commenta l’autore ed attore luinese dell’omonimo spettacolo Francesco Pellicini. «Ho voluto sottolineare l’importante messaggio del Riva uomo, della sua gavetta e del calcio come desiderio di riscatto dopo un’infanzia in cui ha perso i genitori e conosciuto la povertà. Una lezione per i calciatori d’oggi».