Canadair (Foto di repertorio)
Canadair (Foto di repertorio)

Varese, 8 gennaio 2019 - La battaglia contro l’incendio che si sta mangiando i monti Martica e Chiusarella, fra Varese e la Valganna, sembra la fatica di Sisifo. Ogni volta che l’opera di spegnimento sembra conclusa, si apre un nuovo fronte per colpa del vento. È accaduto anche ieri, quando vigili del fuoco e volontari dell’antincendio boschivo hanno dovuto lavorare fino a sera per contenere il nuovo focolaio sviluppatosi domenica sera in “cresta” alla Martica. Le fiamme hanno lambito la statale 233, che collega Varese al confine, puntando poi verso il Passo Valicci. Alle 3 di notte la strada che ogni giorno è battuta da numerosi lavoratori diretti verso il capoluogo o, in senso opposto, verso la Svizzera è rimasta chiusa. Il fumo che l’aveva invasa rischiava di trasformare la zona in una trappola. Il traffico, dalla mattinata, è stato deviato dalla rotonda di Induno Olona e da Ganna sulla provinciale 62, con conseguenze sulla viabilità. Alle 12.30, fortunatamente, la strada è stata riaperta. Nel frattempo la task-force formata da tre squadre di vigili del fuoco, con tre automezzi, e 85 volontari dell’antincendio, dotati di 50 veicoli ha proseguito senza tregua la battaglia contro le fiamme (sul posto anche il sottosegretario all’Interno Stefano Candiani). Dall’alto due Canadair e tre elicotteri hanno “bombardato” il territorio sottostante con 790mila litri d’acqua. Alle 17, nelle parole dei pompieri, il rogo era «sotto controllo». Nella notte è rimasto un presidio attivo al Parco Airolo di Ganna. Si sono alzati in volo i droni per mappare i confini della devastazione. Al quinto giorno il bilancio è pesantissimo: 400 ettari di vegetazione sono stati cancellati.

La stessa battaglia contro il fuoco alimentato dal vento è in corso sulle montagne della provincia di Como, dall’Alto Lago alla Valassina dove anche ieri ad aiutare le squadre dei vigili del fuoco e dell’antincendio ci hanno pensato i Canadair oltre agli elicotteri partiti da Erba e Talamona. La situazione più preoccupante è in Alto Lago dove la Berlinghera brucia dallo scorso 30 dicembre. Il vero pericolo è rappresentato dal fuoco sotterraneo che lentamente sta divorando la montagna, alimentato dall’erba secca e dalle sterpaglie, pronto a riprendere vigore ogni volta che il vento torna a soffiare. Un po’ quello che sta accadendo a Valbrona dove la montagna sopra Visino sta bruciando da sabato sera. Stessa situazione in Valvarrone, nel Lecchese, dove un rogo è divampato nel pomeriggio di sabato, nella zona sopra l’abitato di Sueglio in località Loco. Resta alta l’attenzione anche in Valchiavenna (Sondrio). Qui i vigili del fuoco di Mese sono riusciti a spegnere i due incendi di Samolaco e di San Giacomo Filippo che hanno devastato i boschi della Valle del Mera. L’incendio del monte Berlinghera – 500 ettari di bosco bruciati – sembrerebbe domato.