Varese, 20 luglio 2017 - È andata deserta l’asta fallimentare che rappresentava l’ultima spiaggia per la clinica La Quiete e per i suoi 60 dipendenti. Ieri nessuna offerta per l’acquisizione della storica struttura con centro diagnostico che da quasi un secolo è un’eccellenza per la sanità varesina. Il polo è rimasto coinvolto in un fallimento nel 2009. Ne era seguito l’acquisto dei due rami d’azienda che mantenevano in vita l’attività da parte del Gruppo Sant’Alessandro, che però non ha versato quanto dovuto al fallimento. Ne è scaturita una procedura di sfratto culminata il 30 maggio con la chiusura dell’intero polo. E con i 60 dipendenti, che hanno lavorato sino all’ultima ora, privi di ammortizzatori sociali. «Un fallimento annunciato – ha commentato Cinzia Bianchi della Cgil –. Con la clinica chiusa, le licenze sanitarie sospese da Ats e con un ribasso d’asta di 200 mila euro, non c’era nessuna possibilità di riuscita positiva dell’asta».

C’è stato l’interessamento da parte di una cordata di imprenditori varesini per l’acquisto del polo sanitario con l’impegno a mantenere la natura del sito. L’offerta era arrivata a 6milioni e mezzo. «Contro i 7 milioni 900 mila euro dell’ultimo ribasso d’asta», spiega Bianchi. Ora se ne riparla a novembre: «Ma più il tempo passa – spiega Davide Farano, Rsu Cgil – più aumenta il rischio che la struttura si degradi divenendo appetibile per speculazioni edilizie». In difesa della clinica si era schierata tutta la politica locale e regionale, con il Governatore della Lombardia Roberto Maroni, che ha garantito (e mantenuto) l’accreditamento regionale della struttura in modo da renderla più appetibile per eventuali acquirenti. Nulla da fare.

I dipendenti adesso hanno una doppia battaglia da combattere. «Sono tre mesi e mezzo di stipendi non pagati da incassare», spiega Bianchi. A gestire il polo quiete erano tre diverse società: una che gestiva direttamente la casa di cura La Quiete, fallita lo scorso 14 luglio, La Quiete Servizi che gestiva parte del personale, e una terza holding che gestiva il centro diagnostico. «Ora i 25 dipendenti in capo alla società andata fallita si insinueranno in questo fallimento chiedendo il pagamento di quanto dovuto – spiega Bianchi – l’udienza è fissata al 25 ottobre. Tutti gli altri manderanno avanti le loro vertenze. Per il datore di lavoro la soluzione dovrà essere quella di dimostrarsi solvente e dunque versare il dovuto o di veder fallire anche le altre due controllate”.