Varese, 31 dicembre 2016 - Un'occupazione al servizio della città. È certamente inconsueta, e al contempo lodevole, l’iniziativa di mobilitazione promossa dai dipendenti de La Quiete, la clinica varesina a rischio chiusura dopo che il Tribunale cittadino ne ha reso esecutivo lo sfratto. L’assemblea permanente decisa dai circa 60 lavoratori della struttura, infatti, sarà caratterizzata anche da una serie di servizi rivolti ai cittadini: dal 9 al 15 gennaio, dunque, porte aperte in clinica per chiunque vorrà sottoporsi a un controllo della glicemia e della pressione arteriosa, a un test dell’udito, a una valutazione della postura e ad altre piccole prestazioni sanitarie. Il tutto rigorosamente gratis.

«L’assemblea permanente prenderà il via domenica 8 alle 21 e andrà avanti a oltranza - fa sapere il fisioterapista Davide Farano, rappresentante Cgil nella Rsu -. Stando alla decisione del giudice fallimentare, la clinica dovrebbe chiudere lunedì 9, ma noi abbiamo deciso di continuare a garantire il regolare servizio e al contempo di metterci gratuitamente a disposizione dei cittadini: così, per una settimana lavoreremo anche in forma volontaria. Inoltre, abbiamo intenzione di organizzare almeno un incontro in tema sanitario che possa far conoscere ancor di più la nostra realtà». Insomma, se da un lato il 9 gennaio è atteso in clinica l’ufficiale giudiziario che dovrà eseguire lo sfratto, dall’altro i medici fanno le barricate ma - parallelamente - si mettono a disposizione dei cittadini. «La nostra non sarà certo un’occupazione classica - prosegue Farano -, e speriamo che anche questa iniziativa porti a evitare la chiusura di un’eccellenza sanitaria del territorio, aperta quasi 100 anni fa». La situazione, però, non è certo delle più semplici: coinvolta in un maxi fallimento sfociato in un procedimento penale in corso, la struttura ha già visto andare deserte due aste.

Nei giorni scorsi, però, il curatore fallimentare Cristina Marzoli ha incontrato i rappresentanti di Osa, la cooperativa con sede a Frosinone (stessa città in cui opera Alessandro Casinelli, l’imprenditore fuoriuscito dal Gruppo Sant’Alessandro - che gestiva la struttura - e impegnato in questi mesi a versare piccole quote del canone di affitto e parte degli stipendi arretrati) il cui contributo di otto milioni di euro - se confermato - dovrebbe regalare più di una speranza ai lavoratori. «Il condizionale è d’obbligo - conclude Farano -, però due delle quattro mensilità arretrate sono state coperte, e sarebbe davvero sbagliato chiudere tutto adesso. Contiamo di arrivare almeno fino alla prossima asta, in programma nella seconda metà di marzo: nel frattempo, continueremo a lottare».