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30 mar 2022

"Carcere da incubo, il ministro risponda"

Dopo il rogo appiccato nelle celle a Busto Arsizio, il sindacato della Penitenziaria manda a Cartabia un elenco di domande indifferibili

rosella formenti
Cronaca

di Rosella Formenti

Il sindacato Uilpa Polizia penitenziaria richiama l’attenzione del ministro della Giustizia Marta Cartabia dopo il grave episodio avvenuto nella casa circondariale di Busto Arsizio, dove tre detenuti nella notte hanno dato fuoco alle celle. La struttura carceraria bustese ha problemi già segnalati in altre circostanze: innanzitutto il sovraffollamento, oltre 400 carcerati a fronte di 240 posti, la presenza di soggetti con problemi psichiatrici che andrebbero accolti in residenze adeguate, le Rems e la carenza di agenti della Penitenziaria, che tra le difficoltà assicurano il massimo impegno. Ed è grazie a loro che nella notte tra venerdì e sabato si è evitato il peggio, riuscendo a tenere sotto controllo la situazione per cui a causa del rogo un’intera sezione è stata danneggiata e si è resa necessaria l’evacuazione dei detenuti negli spazi attigui.

Quindici agenti sono comunque rimasti intossicati e hanno dovuto fare ricorso alle cure dei sanitari. Un episodio molto grave, su cui sono intervenuti due esponenti della Lega, il senatore Stefano Candiani e l’eurodeputato Isabella Tovaglieri, che hanno effettuato un sopralluogo in carcere. "Servono interventi urgenti – dice Pierpaolo Giacovazzo, segretario provinciale Uilpa Polizia penitenziaria – Da troppo tempo segnaliamo le difficoltà, abbiamo posto domande al ministro Cartabia con il quale avremmo voluto avere un incontro. Ha comunque ricevuto un nostro documento, l’elenco con una serie di domande cui ancora non è arrivata risposta". Dopo il grave episodio dei giorni scorsi ci sono sette celle inagibili, una sezione danneggiata per il fumo ma il ripristino degli spazi non sarà certamente veloce.

In passato già si sono verificate situazioni che hanno suscitato allarme, non sono mancate anche aggressioni agli agenti, ma i problemi non sono stati risolti. Per questo Giacovazzo torna a riproporre alcune domande a Cartabia: "Perché il dipartimento non si costituisce parte civile nei procedimenti penali a carico di chi aggredisce gli agenti?", chiede il segretario provinciale. E ancora: "Perché non viene organizzata una vigilanza sanitaria e psichiatrica negli istituti dei capoluoghi? Perché la Polizia penitenziaria non viene dotata di strumenti di protezione come maschere antigas, dispositivi antitaglio, taser?" Un mese fa, ricorda ancora Giacovazzo, "abbiamo chiesto di dotare ogni reparto di una radio così da gestire l’emergenza senza perdere tempo. Noi chiediamo più sicurezza, le nostre richieste vanno ascoltate". Ora si attendono risposte dal ministro.

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