Busto Arsizio (Varese), 8 settembre 2018 - La sua storia è lì, nelle carte processuali. La storia di una ragazza dell’oratorio di Sant’Edoardo a Busto Arsizio e di una suora di ventitré anni maggiore. Storia di un attaccamento spirituale da parte della donna più anziana per l’adolescente che si trasforma in relazione ossessiva, morbosa, travolgente. I bigliettini, le missive, le dichiarazioni d’amore, a centinaia, come fiumi mai interrotti che, scrivono nella sentenza i giudici del tribunale di Busto Arsizio, avevano «avviluppato la giovane quindicenne in un bozzolo di parole che conduceva a una totale confusione circa il significato di ‘amore’».

Eva Sacconago non c’è più. Un giorno di giugno del 2011 ha deciso che non voleva più vivere la sua vita di ventisette anni. Quella relazione troppo speciale fra la loro Eva e suor Maria Angela Farè non era sfuggita ai genitori, Roberto, funzionario di banca in pensione, e Giovanna. Un giorno di autunno del 1998 Eva tardava a rientrare per cena. La mamma l’aveva cercata in oratorio, l’aveva vista intenta a chiacchierare con suor Maria Angela e rimproverato entrambe. Le sensibilissime antenne materne già vibravano. Giovanna aveva iniziato a controllare il diario della figlia e scoperto i bigliettini, dapprima firmati “Suor Mary” e poi “Mamma Mary”, espressioni di sentimento, di affetto, altri con espliciti riferimenti intimi.

I genitori erano riusciti a ottenere il temporaneo trasferimento della religiosa in Sicilia, l’avevano vista partire da Malpensa, speravano che fosse finita. Un’illusione. Il tribunale di Busto ha condannato Maria Angela Farè per un solo episodio di violenza sessuale. I genitori di Eva non accettano. «Eva – dice il padre – è diventata maggiorenne il 4 settembre. Da allora diventa consenziente, appunto perché è maggiorenne. E prima? In tutto l’arco di tempo precedente? Che danno può subire da certi comportamenti una ragazzina di quattordici, quindici anni?». I giudici hanno escluso che sulla decisione di Eva di togliersi la vita abbiano pesato la presenza incombente della suora, gli impeti passionali, la sua gelosia, la volontà di mantenere «una relazione ormai cessata, della quale l’imputata non ha accettato la fine». Spiegano diversamente l’epilogo del dramma: «Quanto al ‘perdurante stato di ansia’ che condurrà Eva al suicidio emerge chiaramente come non sia stato causato dal comportamento dell’imputata, ma da un complesso di fatti ai quali Maria Angela Farè appare estranea. L’unico problema che emerge e sembra affliggere profondamente Eva sono le chiacchiere dei ragazzi dell’oratorio, la presenza di persone che la controllano, la delusione cocente di vedere la sua vita spiata e giudicata, ma soprattutto la sordità di don Ale che relega i suoi sentimenti a una amicizia sia pure con la A maiuscola».

Don Alessandro, giovane prete dell’oratorio dove Eva è catechista e animatrice. La mamma non condivide le conclusioni della sentenza. «Fra Eva e don Ale – dice la mamma – c’era solo un’amicizia reciproca, la chiamerei un’amicizia fiduciosa. Don Ale si affidava a Eva quando quando c’era qualche caso difficile che non riusciva a risolvere. Era una grande, stupenda amicizia. Pulita. Anche se capitava che Eva lo ospitasse la notte. C’erano i pettegolezzi, le cattiverie. C’era gente che diceva che fosse rimasta incinta del don. La seguivano, la spiavano. Un giorno ha trovato le quattro gomme dell’auto tagliate». Il 4 settembre, come ogni anno, Roberto e Giovanna hanno festeggiato il compleanno della figlia. Cena con due vicine-amiche e con Lucia, una ragazza di “La mia voce ovunque”, l’associazione fondata da Monica Guanzini ma tanto voluta da Eva. Poi in giardino, con anche Coco, il cane meticcio preso da Eva quando era ancora cucciolo. Hanno fatti volare i palloncini con scritto «Sei speciale» e detto un loro pensiero per Eva. La mamma ha scritto nel suo diario, come ogni giorno. Il 24 settembre, a Milano, il processo d’Appello a “sister Mary”. I genitori di Eva Sacconago saranno assistiti, come nel primo processo, dall’avvocato Tiberio Massironi. Cosa si attendono? «Che il buon Dio guardi giù. Lo diremo anche a Eva: noi abbiamo fatto fatto tutto quello che potevamo. Dobbiamo combattere ancora, combatti anche tu con noi».