Busto Arsizio (Varese), 9 giugno 2018 - Lo hanno  incontrato per la strada, mentre erano con i loro bambini, uno ancora nel passeggino, e lo hanno aggredito e malmenato per denaro. Così una coppia di cittadini nigeriani, lei di 31 anni e lui di 34, tre figli minori al seguito, sono finiti in manette per rapina a un connazionale. Secondo loro, la vittima avrebbe dovuto restituire un prestito. Erano le 12.30 di due giorni fa quando una Volante del commissariato di Busto Arsizio è stata chiamata a intervenire in viale Stelvio, all’altezza degli uffici dell’Asl, dove alcuni passanti avevano segnalato una violenta lite tra due uomini e una donna.

Quando gli agenti sono arrivati sul posto, si sono trovati davanti due uomini impegnati in uno scontro corpo a corpo e una donna, con tre bambini piccoli al seguito, che urlava parole incomprensibili. Dopo essere riusciti a dividere i due litiganti, non senza fatica, i poliziotti hanno chiesto spiegazioni sull’accaduto. La presunta vittima dell’aggressione, anche lui trentenne nigeriano, ha spiegato agli agenti di aver incontrato poco prima la coppia di connazionali, che conosceva da tempo, e di essere stato aggredito e rapinato.

Secondo  quanto emerso, i due coniugi stranieri vantavano un credito nei confronti dell’aggredito, qualche decina di euro, data in prestito mesi addietro. Il trentenne però nega. A quel punto la polizia è riuscita a ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’accaduto. Mentre il 34 enne colpiva a calci e pugni il suo “rivale” in mezzo alla strada, sua moglie lo avrebbe incitato a continuare, fin quando nella lotta il trentenne ha riportato la rottura di una delle tasche dei pantaloni e la 31 enne ne avrebbe approfittato per lanciarsi nella mischia e sfilare il portafogli. La donna, sedutasi a bordo dell’auto all’arrivo della Volante, teneva ancora in mano il borsellino del malcapitato, con 35 euro circa. I due coniugi nigeriani, in possesso di permesso di soggiorno e domiciliati in provincia di Novara, sono stati arrestati per rapina. L’uomo è stato condotto in carcere e la donna agli arresti domiciliari perché deve occuparsi dei figli. Il trentenne è stato medicato in ospedale per le contusioni riportate in seguito ai calci e pugni ricevuti al volto, agli arti e all’addome.