Il pm di Busto Nadia Calcaterra
Il pm di Busto Nadia Calcaterra

Arriva il primo indagato nell’inchiesta per omicidio colposo plurimo e disastro colposo per il crollo della facciata e del cornicione dell’ex fabbrica tessile che tre giorni fa ha ucciso Faouza Taoufiq, 38 anni, e i suoi due figli di 5 anni e 15 mesi. Il nome della persona finita sul registro della Procura, però, ancora non c’è. Per formalizzare le accuse saranno necessari gli esiti delle relazioni dei due ingegneri nominati consulenti dal pm di Busto Arsizio Nadia Calcaterra, titolare del fascicolo di inchiesta. Ieri il magistrato, insieme ai carabinieri a cui sono affidate le indagini, ha effettuato un secondo sopralluogo tra le macerie di quel che resta di una lastra di cemento armato lunga oltre 70 metri, rovinata al suolo insieme a parte dei mattoni rossi della facciata dell’edificio, portandosi via la vita di una mamma e dei suoi due bambini. Insieme al magistrato, anche i due consulenti tecnici. Il giallo, oggi, ruota attorno alla testimonianza di uno dei dipendenti delle attività interne allo stabile di via Marconi, il quale ha raccontato agli inquirenti di aver visto e segnalato una crepa su un lato della parete perimetrale esterna della struttura, pochi giorni prima della tragedia.  (VALENTINA RIGANO)

Albizzate (Varese), 27 giugno 2020 - Una lunga storia , fra successi industriali, abbandono e interventi di restauro. Dietro la facciata crollata dell’ex azienda tessile di Albizzate, che ha portato via tre vite, molto da scoprire e tanto da ricostruire. Un’inchiesta che non sarà semplice. Tra le grandi aziende che nella provincia di Varese rappresentano la storia industriale c’è il Cotonificio Bellora, fondato negli anni venti dai fratelli Bellora, a Gallarate. Un attività subito in grande espansione, con l’apertura di nuove sedi nel gallaratese, ognuna con una specializzazione all’interno della filiera, nel 1925 l’avvio della fabbrica ad Albizzate, specializzata nella tessitura, dotata di 400 telai automatici, il complesso in via Marconi, dove nei giorni scorsi si è verificato il tragico crollo del cornicione. Per decenni la fabbrica nel cuore del paese ha dato lavoro a centinaia di dipendenti, soprattutto donne, arrivando a contare fino a 600 occupati.

Bellora , a Gallarate come ad Albizzate, era sinonimo di lavoro sicuro, anche per tanti immigrati arrivati dal Sud a cercare fortuna nel varesotto. Ma gli anni d’oro finirono, anche l’azienda albizzatese cominciò a risentire della crisi, pesante, del settore, determinata soprattutto dalla concorrenza dei Paesi emergenti, i prodotti di qualità furono penalizzati dai costi più elevati, anche per il Cotonificio Bellora arrivarono momenti difficili che portarono inevitabilmente alla chiusura nel 1985. Calò il silenzio nel grande complesso industriale, l’area e i fabbricati passarono poi ad un nuovo proprietario, nello stesso tempo fu avviato il dibattito a livello politico su quale destinazione dare agli immobili, che andavano comunque conservati, simbolo di una storia importante.

All’interno del Piano regolatore l’area dell’ex Bellora fu destinata ad attività commerciali. Nei primi anni novanta furono realizzati importanti lavori di riqualificazione predisponendo i capannoni a accogliere nuove attività, fu creata anche una nuova strada, in continuazione di via Marconi, tagliando a metà il complesso, delineando l’attuale situazione, da una parte l’area occupata da un grande supermercato, dall’altra, quella purtroppo interessata dal tragico crollo del cornicione, un ristorante, una lavanderia, un’azienda. Negli ultimi tempi, sui tetti erano stati installati i pannelli fotovoltaici. Per gli anziani del paese, sebbene l’attività tessile sia cessata ormai da decenni, i capannoni in via Marconi continuano a essere “il Bellora”. Sarà proprio sui lavori e sui passaggi di mano, fra diverse proprietà e differenti responsabili di progetto e ditte incaricate, che si concentreranno le attenzioni della Procura.