Foto storica della Ignis con Dino Meneghin in primo piano
Foto storica della Ignis con Dino Meneghin in primo piano

Varese, 4 febbraio 2016 - Sei scudetti e cinque Coppe dei Campioni, raggiungendo la finale della massima competizione europea per dieci anni consecutivi. La federazione ha concesso alla Pallacanestro Varese degli anni ’70 il giusto tributo, eleggendola nella Hall of fame del basket italiano, ma è indubbio che una tale epopea travalichi i confini puramente sportivi. La Grande Ignis fa parte del Dna varesino, è una storia che si tramanda di generazione in generazione. Una storia da sfruttare anche in chiave turistica. Un primo passo in questo senso è stato fatto coi cartelli che, in centro, indicano i luoghi-simbolo di quella grande squadra, dalla storica palestra di via XXV Aprile al Caffè Pini di piazza Monte Grappa frequentato dai giocatori, ma servirebbe altro.

Servirebbe un traino, secondo il sindaco Attilio Fontana, grande appassionato di palla a spicchi. «Se la Pallacanestro Varese si qualificasse per un competizione internazionale importante - dice - potremo sfruttare maggiormente la Ignis, sarebbe un modo per rilanciare quella storia che esercita sempre un grandissimo fascino. Negli annali della pallacanestro europea non è facile trovare squadre che abbiano avuto il nostro percorso, ce ne sono state tante forti e che hanno vinto anche più di noi, ma nessuna con tale continuità in un singolo periodo come la Varese degli anni ’70». In effetti, vuoi perché in Italia il basket vivrà sempre nell’ombra del calcio, vuoi perché tra la piazze appassionate c’è rivalità e campanilismo, la storia della Ignis sembra nutrire più ammirazione e rispetto all’estero che da noi.

Tra i tanti aneddoti che raccontano di questa venerazione per la valanga gialloblù, uno riguarda lo stesso sindaco Fontana. «Mi trovavo a Tbilisi, nell’allora Unione Sovietica, in compagnia di altri studenti per uno scambio culturale - ricorda il primo cittadino -. Andammo al ristorante con la nostra guida russa ma, siccome tra russi e georgiani non correva buon sangue, non ci fecero entrare. Tornammo poco più tardi senza la guida, dicendo di venire da Varese, e ci accolsero a braccia aperte. Passammo la serata a parlare delle grandi imprese europee di Ignis e Mobilgirgi, indimenticabile».