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Trezzano sul Naviglio, la Rimaflow continua a vivere

Ne sono sicuri gli ex dipendenti che non mollano il progetto

di FRANCESCA SANTOLINI
Ultimo aggiornamento il 8 agosto 2018 alle 07:24
Uno dei cortei dei dipendenti della Rimaflow

Trezzano sul Naviglio (Milano), 8 Agosto 2018 - «Rimaflow vivrà». È questo il pensiero, positivo, che il lavoratori e gli artigiani della fabbrica recuperata, insieme alle associazioni e ai tanti cittadini che credono nel loro operato, vogliono diffondere con tutti i mezzi a loro disposizione. Un grido di battaglia per prepararsi alla lotta, l’ennesima sfida per tutte le persone coinvolte: lavoratori vittime delle crisi industriali dell’ultimo decennio, ma anche piccoli artigiani che in questi spazi, hanno ritrovato quella dignità e quell’indipendenza che solo un reddito da lavoro sa dare.

Puntando sulla rigenerazione dei pc e gli aggiornamenti dei sistemi operativi Windows, il popolo della cittadella solidale si è rimboccato la maniche, cerca di rialzarsi. Per farlo ha utilizzato come stampella, come punto fermo, una delle attività da cui si è cominciato, ormai sei anni fa: la rigenerazione informatica che ha permesso a RiMaflow di aiutare tante scuole del sud Milano. Ma non è tutto. Impugnata la determinazione di sempre, caricati di voglia di riscatto, giustizia e, oggi più che mai di legalizzazione e acquisizione della titolarità del luogo per portare avanti le loro attività, il popolo della Rimaflow e di tutti i gruppi e le associazioni, che hanno sempre creduto in questo progetto di fabbrica autogestita e di economia solidale, sono pronti ad affrontare una nuova resistenza. Lo faranno con una grande festa che servirà ad attirare l’attenzione sulle attività di RiMalflow.

Del resto, sono ormai passati diversi giorni da quel 26 luglio, il giorno in cui una pesante tegola si è abbattuta sulla RiMaflow e il suo presidente Massimo Lettieri. Da allora, il legale rappresentante della cooperativa di lavoro che, insieme alle attività di quella che è stata ribattezzata la cittadella dei mestieri e dell’artigianato, è in carcere, come altri nove imprenditori, tutti incensurati, accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Un provvedimento che fa seguito anche a una serie di abusi evidenziati dai sopralluoghi dei tecnici comunali e che ora attendono il ripristino della sicurezza.

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