Luca Federici
Luca Federici

Trezzano sul Naviglio (Milano), 12 settembre 2018 - «Massimo libero!». È questo il grido lanciato dalla fabbrica recuperata, l’edificio di via Boccaccio depositario di un sogno: una nuova realtà autogestita, nata sulle ceneri di un’azienda fallita e capace di creare, senza capitali, nuovi posti di lavoro. Dopo la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Rimaflow in un presunto traffico illecito di rifiuti e nella creazione di discariche abusive con l’aggravante dell’associazione a delinquere e che ha portato all’arresto, tra gli altri nove imprenditori coinvolti, del presidente della cooperativa Massimo Lettieri, è stata organizzata un’assemblea pubblica.

«Rimaflow, vivrà!», dicono i lavoratori che – oltre ad aprire le loro porte e a raccontare come è nato quel sogno che ha come obiettivo quello di riportare nel sito un’attività manifatturiera e creare 330 posti di lavoro in autogestione – vogliono spiegare cosa sia realmente successo. Non accettano e vogliono scrollarsi di dosso «quell’onta infamante» che li accusa di aver creato il progetto Rimaflow per coprire una gestione illecita e fraudolenta di rifiuti. Rifiutano l’accusa «di avere una mentalità e legami criminali al punto di aver partecipato ad una associazione per delinquere».

Luca Federici ricostruisce la storia davanti alla platea, alle autorità e alle associazioni che con i lavoratori hanno diviso e condiviso paure, sacrifici, gioie e dolori. Lo fa illustrando come Nicola Campione, uno degli imprenditori arrestati, sia arrivato in via Boccaccio. «La fabbrica non l’abbiamo mai intesa come proprietà privata – spiega Luca Federici – Nicola era uno dei tanti lavoratori in difficoltà che ci ha chiesto uno spazio e i suoi macchinari rappresentavano per noi il punto di unione tra il passato metalmeccanico della Maflow e il desiderio di riconversione della Rimaflow. Inizialmente ha lavorato senza mai pagare nulla alla cooperativa lamentando una situazione di indigenza. Così abbiamo iniziato a lavorare con lui come terzisti per coprire gli elevati costi energetici che la sua presenza ci provocava». La sperimentazione dura tutto il 2017. La merce viene perfino fatta analizzare per evitare rischi ai lavoratori. «Abbiamo lavorato con aziende che avevano incarichi con le amministrazioni pubbliche – conclude – come potevamo capire? Chi avrebbe potuto capire?».