I rilievi dei carabinieri
I rilievi dei carabinieri

San Giuliano Milanese (Milano), 3 gennaio 2019 - Un anno fa nelle campagne di Viboldone veniva rinvenuto il cadavere di Cosimo Vincenzo Carino, imprenditore di 73 anni, incensurato, trovato morto all’interno del proprio furgone, con la gola squarciata. Omicidio o suicidio? Oggi quel fatto resta avvolto nel mistero, anche se la soluzione del caso sembra essere più vicina. Carino, che stava vivendo una fase tormentata a causa di forti debiti e una situazione finanziaria complessa, potrebbe essersi tolto la vita. È questo il quadro che emerge dagli accertamenti eseguiti dalla compagnia dei carabinieri di San Donato per conto della Procura della Repubblica di Lodi, dove comunque risulta ancora aperto un fascicolo sulla vicenda.

Benché manchino le conferme definitive, a supportare l’ipotesi del suicidio ci sarebbero diversi elementi, non ultimo il ritrovamento dell’arma, un coltello da cucina, che l’uomo avrebbe usato per mettere in atto il suo intento. La lama, che nell’immediatezza del fatto non era stata trovata, è stata poi individuata dagli inquirenti non molto distante dal luogo dove si trovava il cadavere. Anche alcuni dettagli tecnici, come il sanguinamento prodotto dalla ferita, sarebbero compatibili con un gesto volontario.

Era il 31 dicembre 2017 quando in una zona periferica di San Giuliano, a ridosso di una roggia e a 200 metri dall’abbazia di Viboldone, un passante aveva notato, all’interno di un minivan nero posteggiato a bordo strada, quel corpo ormai senza vita. Il cadavere si trovava al posto di guida, con la testa leggermente piegata sul lato del passeggero. La portiera era chiusa, ma non a chiave. La notizia del ritrovamento del corpo aveva avuto un’eco molta vasta, dentro e fuori i confini del territorio, e la vicenda era stata subito catalogata come «il giallo di Capodanno». Le indagini sono state condotte a 360 gradi, senza escludere nessun particolare. Per mesi gli inquirenti hanno scandagliato la vita privata e le frequentazioni del 73enne, alla ricerca di elementi utili a risolvere il rebus. Mentre venivano ascoltati famigliari, amici e conoscenti, i conti correnti dell’uomo sono stati passati al setaccio. Eseguita anche una mappatura degli incontri e degli spostamenti che Carino aveva effettuato nell’ultimo periodo, specie nei giorni e nelle ore precedenti il decesso. Una serrata attività di verifica, che tuttavia non avrebbe portato ad individuare in maniera evidente responsabilità di terzi nella vicenda. Cosimo Vincenzo Carino viveva a Gallarate, ma conosceva bene la zona di San Giuliano, dove in passato aveva aperto una ditta di panificazione. Proprio qui, nel Sud Milano, c’è ancora chi si ricorda di lui. Negli ultimi tempi l’anziano attraversava una situazione difficile, legata anche agli strascichi delle svariate attività imprenditoriali che aveva avviato in precedenza. La sera della morte il 73enne è uscito di casa senza portare con sé il cellulare.