Il polo commerciale
Il polo commerciale

San Giuliano Milanese (Milano), 21 febbraio 2018 - Quasi 300mila euro di mazzette per permettere la costruzione del centro commerciale con annesso cinema multisala. È quanto avrebbero intascato l’allora sindaco di San Giuliano Milanese Marco Toni, il vicesindaco Cristian Stefanoni e il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune Roberto Corradi, per la realizzazione del nuovo polo commerciale sulla via Emilia. Gli ex amministratori, finiti al centro dell’indagine della Guardia di finanza e della Procura di Lodi, sono indagati a piede libero per corruzione (l’accusa aveva chiesto la misura cautelare del carcere, ma il gip di Lodi non l’ha accolta), per avere intascato tangenti da tre imprenditori della società Milpar srl di Milano, proprietaria del centro commerciale San Giuliano e del cinema multisala.

Nel mirino dei finanzieri le autorizzazioni date dall’allora sindaco Toni alla Milpar per realizzare il centro commerciale sulla via Emilia, inaugurato nel 2012, e la convenzione sul programma integrato d’intervento sottoscritto da Comune e Milpar srl nell’area denominata «ex Albergo«. La convenzione, firmata il 25 maggio 2009, prevedeva un intervento di riqualificazione di oltre 50 milioni di euro per la costruzione di un centro commerciale, di un complesso alberghiero residenziale, di una stazione ferroviaria, nonché di altre opere di urbanizzazione di fatto mai realizzate. Per assicurarsi l’appalto, la società avrebbe pagato all’allora sindaco Toni, al vice Stefanoni e all’ex capo ufficio tecnico Corradi, un totale di quasi 300mila euro di mazzette sotto forma di consulenze e “favori” per ottenere le autorizzazioni senza versare le dovute garanzie fideiussorie, che ammontavano a oltre sei milioni di euro. Ma non solo. Per l’ex sindaco Toni, per esempio, la società aveva garantito un posto di lavoro come dirigente all’interno del centro commerciale: un impiego che dal 2012 al 2015 (quando Toni ha interrotto il rapporto di lavoro) gli ha permesso di guadagnare circa 200mila euro.

«È stata un’indagine complicata - spiega il procuratore di Lodi, Domenico Chiaro -. Gli indagati hanno utilizzato un sistema di corruzione molto sofisticato». Per i tre imprenditori della Milpar, oltre alla corruzione, è contestata la frode fiscale per aver simulato cessioni d’area e fatture false per 140 milioni di euro, un modus operandi che ha permesso alla società di ottenere enormi vantaggi d’imposta poi reimpiegati per costruire il centro commerciale. Nel 2015 l’Agenzia delle entrate ha bonificato alla società proprietaria del Centro oltre 7 milioni di euro di credito d’imposta. «In quasi due anni di indagini abbiamo acquisito mail, estratti conto e tanto altro materiale per confermare i passaggi di denaro tra gli ex amministratori e gli imprenditori», hanno spiegato il comandante provinciale delle Fiamme Gialle Vincenzo Andreone e il capitano Domenico Lamarta.

L'indagine, che risale al 2016, si è conclusa con il sequestro del centro commerciale San Giuliano e del cinema multisala (circa ottanta negozi e 1.200 dipendenti). Nelle prossime settimane toccherà al Tribunale di Lodi nominare un custode giudiziario per l’immobile. La Guardia di finanza ha disposto (dopo il via libera del gip di Lodi) un sequestro preventivo per un ammontare complessivo di oltre 17 milioni di euro. Oltre al centro commerciale e al cinema, sono finiti sotto sequestro appartamenti e beni mobili trovati nella disponibilità dei sei indagati: in una cassetta di sicurezza di proprietà di uno degli imprenditori sono stati sequestrati orologi di lusso (due Rolex, due IWC Schaffausen e quattro Cartier), diamanti e un lingotto d’oro da mezzo chilo.