La chiesa di Sant'Ambrogio
La chiesa di Sant'Ambrogio

Rozzano (Milano), 17 settembre 2019 - "Abbiamo paura. Paura di andare in chiesa". Lo dicono alzando le spalle, come a sottolineare l’assurdo timore di entrare in un luogo sacro, "come fossimo preda di un terrorista", aggiunge qualcuno, ancora più impaurito. I fedeli della chiesa di Sant’Ambrogio non sanno più cosa fare, don Roberto non sa più cosa pensare, come agire: il piromane 20enne di Motta Visconti, con conclamati problemi di droga e disturbi mentali, è tornato in chiesa. In un momento in cui il parroco, don Roberto Soffientini, aveva deciso di tenere aperto il luogo sacro dopo aver subito due incendi, uno a giugno e uno dieci giorni fa, il ragazzo, pochi giorni fa, ha varcato la porta d’ingresso urlando e ha di nuovo minacciato il parroco e di bruciare la chiesa, "come Notre Dame", ha ripetuto il 20enne prima di scappare.

Nel secondo episodio, il piromane aveva dato fuoco all’altare, distruggendo anche opere d’arte di valore inestimabile, due tavole in legno intarsiato che risalgono al Settecento. "I carabinieri sono intervenuti in modo repentino, salvando la chiesa e i fedeli – ricorda il prete –, devo ringraziarli perché stanno facendo tutto il possibile: catturano questo ragazzo, lo portano in caserma, ma poi viene lasciato libero dal pubblico ministero". Quindi, nonostante i vari tentativi di assicurarlo a una struttura protetta per curarlo, il ragazzo è ancora libero. "Libero di dare fuoco alla chiesa – aggiunge un parrocchiano –, di fare del male alle persone. Ha persino minacciato di morte il prete. Gira con accendini e alcol: è pericoloso". Per se stesso e per gli altri: il ragazzo sembra aver preso di mira i luoghi sacri, avendo provato a dare fuoco all’altare anche di un’altra chiesa, a Milano, pochi giorni fa. Ma tutto quello che pende sul piromane è una denuncia a piede libero. Il parroco è avvilito, disarmato, ma anche arrabbiato per una decisione, quella di lasciare libero il 20enne, che "ci mette in pericolo", continua a ripetere. I fedeli vivono con lo stesso timore e annunciano manifestazioni e iniziative di protesta perché "vogliamo sentirci sicuri".