Il cast di «Milano trema ancora»
Il cast di «Milano trema ancora»

Rozzano (Milano), 18 ottobre 2015 - Strade nebbiose su periferie desolate e criminali improbabili tallonati fino all’ultimo respiro da un commissario che più commissario non si può: baffoni, trench d’ordinanza, accento «terrone», modi spicci e cuore inevitabilmente tenero. Bang bang: Milano tremava, e trema ancora. Sono passati 42 anni dal cult movie che nei ’70 raccontava con evoluzioni pirotecniche la metropoli pericolosa.

Ci riprovano oggi, da Rozzano, i Teatrabili, la coraggiosa – e talentuosa – compagnia che sforna produzioni indipendenti con «la professionalità che solo il grande amore per la macchina da presa può dare: pochi soldi, molto entusiasmo. Senza contare il grande vantaggio di essere liberi da vincoli commerciali, di fare cinema per il cinema, per raccontare storie e soprattutto per divertirsi». È Franz Rotundo il regista (e sceneggiatore insieme a Fabrizio Maddalena) di questa «Milano trema ancora. La giustizia ha le ore contate», che dopo la primissima milanese approda questa sera alle 21 a Rozzano, al cinema Fellini di viale Lombardia (ingresso libero). Un omaggio a ritmo di rap – la colonna sonora è di Ted Bee – di un grande classico del noir all’italiana. Anzi, alla milanese. Tornano le periferie – l’hinterland rozzanese, Lorenteggio, Giambellino, Quarto Oggiaro – e tornano le atmosfere della «mala che fu» in una chiave più ironica che dark, più fumettistica che thriller.

Ed è bello, negli scorci che si susseguono – «dalla circonvalla a 160 all’ora» fino al Duomo – ritrovarsi sullo schermo, per chi milanese lo è per diritto di nascita o per diritto acquisito, come il palermitano (da 15 anni nella metropoli) Manfredi Pedone, alias commissario Leonardo Piazza, «quello coi baffoni», protagonista della pellicola che è un esempio «di risparmio certosino»: è costata solo settemila euro. «Periferie squallide? Tutt’altro», dice Pedone, che viene dal teatro ma non è nuovo a esperienze sul grande schermo, controfigura di Clive Owen nel film The International«La magia del cinema è anche questo: trasformare il punto di vista, dell’attore prima e dello spettatore poi. Così ciò che sembra desolato diventa suggestivo, ciò che appare spettrale acquista fascino». La sua «grande Milano» è «nera e surreale, tanto attaccata alle forme da restarne prigioniera». Proprio come rievoca questo poliziottesco che ripropone una città che forse non c’è più e forse non c’è mai stata, ma che resta cristallizzata nell’immaginario di ciascuno di noi: bang bang!