Corsico (Milano), 3 aprile 2018 -  Il giudice di Milano ha respinto il ricorso di Marica Riccuti, la mamma lavoratrice licenziata da Ikea che riteneva il licenziamento discriminatorio e chiedeva il reintegro e il risarcimento del danno. Per il giudice che ha analizzato il ricorso, i comportamenti dell'ex dipendente della sede Ikea di Corsico, nel Milanese, sono stati "di gravità tali da ledere il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore e consentono l'adozione del provvedimento disciplinare espulsivo".

Marica Riccuti, 39enne mamma single, separata, con due bambini uno di dieci e l’altro di cinque anni, era stata licenziata per non aver rispettato gli orari di lavoro. Lei invece, sostenuta dai sindacati, sosteneva di essere sempre andata al lavoro, seguendo però la vecchia tabella oraria che le permetteva di conciliare i tempi di lavoro con le esigenze familiari.  Secondo il giudice, dalle testimonianze raccolte, "emerge che la società in occasione delle variazioni dei turni decise nel giugno 2017 ha cercato di venire incontro alle esigenze della lavoratrice, sia impostando la turnistica sulla base delle emergenze" della lavoratrice stessa, "chiedendo agli altri coordinatori di rendersi flessibili al fine di poterle accogliere, sia accogliendo 15 indicazioni individuate" dalla donna "come assolutamente imprescindibili, su un totale di 17". La donna è separata e ha due figli piccoli, uno dei quali affetto da invalidità del 100% e l'Ikea ha provato "di aver regolarmente concesso negli anni di usufruire permessi ex Legge 104 per l'assistenza ai genitori e successivamente al figlio disabile, senza che ciò abbia influito minimamente" sulla carriera della dipendente che, dal 2000 l'aveva portata al 2017 ad assumere la qualifica di coordinatrice nel reparto Food. «"l descritto percorso professionale esclude quindi che Ikea abbia assunto nei confronti" della donna "un atteggiamento discriminatorio", annota il giudice il quale descrive invece gli episodi in cui la donna si è "autodeterminata" gli orari "senza preavvertite il responsabile, pur consapevole del proprio nuovo orario, in due giornate, nella prima pur in mancanza di una esigenza familiare specifica, nella seconda, pur consapevole dei disagi già in precedenza arrecati e delle contestazioni verbali dei responsabili". "Provato e altrettanto grave" l'episodio in cui la lavoratrice "ha deciso di fare la pausa all'ora da lei stabilita, senza neppure preavvertire il responsabile e semplicemente ha chiuso la cassa, all'ora di punta, trattandosi di reparto ristorante, senza addurre alcuna plausibile ragione".