La polizia locale davanti alla villetta ancora abitata da una coppia di sudamericani
La polizia locale davanti alla villetta ancora abitata da una coppia di sudamericani

Buccinasco (Milano), 16 novembre 2019 - «Lo Stato vince ancora», esulta il sindaco Rino Pruiti, dopo una battaglia durata otto mesi. Le villette confiscate e mai assegnate al Comune fanno ora ufficialmente parte del patrimonio cittadino e, come vuole la legge, potranno essere destinate a progetti sociali. La vicenda risale a marzo, quando sulle nostre pagine avevamo sollevato il caso di una villetta in via Tobagi, civico 5, stradina residenziale, confiscata insieme a un’altra posizionata proprio di fianco ma ancora affittata dal figlio di Vincenzo Ippolito, detto Enzino il siciliano. Le sorelle di Enzino erano formalmente intestatarie delle due villette e alla famiglia Ippolito era stata sequestrata anche un’altra casa e un’edicola, entrambe ad Assago.

Il figlio di Enzino non si era rassegnato all’idea che le ville di famiglia fossero passate alla proprietà forzata dello Stato e ha continuato ad affittarne una da subito dopo la confisca, nel 2013. Anche nell’altra casa, sempre in via Tobagi, aveva provato a piazzarci dentro qualcuno, facendosi pagare un bell’affitto, ma forse il fatto di siglare un contratto anomalo non aveva convinto gli affittuari. Diversamente dalla coppia sudamericana che ha continuato a staccare ogni mese un assegno da 900 euro, intascato dal figlio di Enzino. Un nome noto della malavita milanese degli anni Ottanta e Novanta: Ippolito il siciliano era uno specialista del narcotraffico. Nato a Pietraperzia, provincia di Enna, Enzino, ora 72enne, aveva iniziato già da ragazzino la carriera criminale, dedicandosi a furti e rapine, passando per il gioco d’azzardo con dadi e cavalli, arrivando al traffico internazionale di droga. Lo chiamavano boss, più per la caratura criminale che per essere un vero mafioso: gli intensi rapporti con i feroci narcos del Sudamerica e della Spagna gli avevano fatto guadagnare il soprannome e l’aria temibile. Con i soldi guadagnati, miliardi delle vecchie lire, acquistava appartamenti e negozi da intestare ai parenti.

Nel 2013 arriva la batosta: una maxi confisca di beni dove finiscono anche le due villette di Buccinasco, dove la famiglia aveva vissuto prima di trasferirsi ad Assago. Ma il figlio del boss non si era fatto scoraggiare e ha continuato mese dopo mese a incassare l’assegno: oltre 70mila euro, se si contano anche i 20mila euro di spese condominiali mai pagate. È stato proprio il buco amministrativo a insospettire a catena i condomini, l’amministratore degli appartamenti, il Comune e le forze dell’ordine. Dopo lo scoppio del caso, quello che si doveva muovere, anche se lentamente, si è mosso: l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, diretta nel Nord Italia da Roberto Giarola, nell’ultima seduta ha deliberato di assegnare gli appartamenti al Comune di Buccinasco. Gli affittuari, che non hanno mai voluto lasciare l’appartamento, saranno ora costretti a uscire