Buccinasco (Milano), 9 marzo 2018 - Si chiude un altro capitolo delle inchieste sui reati ambientali che, nel 2010, hanno coinvolto i terreni di Buccinasco. La Corte d’appello si è pronunciata ieri sul caso Tillmans scagionando l’ex sindaco Loris Cereda che, come per il caso del quartiere Buccinasco Più, ha rinunciato all’istituto della prescrizione. Secondo i giudici, il reato di cui era stato accusato l’ex primo cittadino – realizzazione e gestione di una discarica abusiva di rifiuti pericolosi – non sussiste. Per lui sono state revocate anche le sanzioni civili. Per gli altri imputati, invece, è intervenuta la prescrizione.

Tutto risale al 5 ottobre del 2010 quando iniziano le indagini della Polizia provinciale e vengono messi i sigilli all’area di via delle Industrie, un terreno un tempo occupato dalla vecchia piattaforma ecologica e poi acquistato da un privato, la Tillmans appunto, società che si occupa della distribuzione di prodotti e specialità chimiche per impieghi industriali. Secondo le ricostruzioni che fecero gli investigatori all’epoca e le accuse del sostituto procuratore Paola Pirrotta, gli indagati avrebbero, attraverso ripetute operazioni di spianamento e riempimento, effettuate materialmente da una società di movimentazioni terra, gestito senza autorizzazione una discarica con rifiuti «tutti mescolati tra loro, modificando così, in modo permanente, lo stato dei luoghi».

Loris Cereda, che all’epoca dei fatti era sindaco di Buccinasco, secondo le accuse avrebbe consentito queste operazioni avvenute dopo aver dismesso l’area, pur conoscendo i risultati delle indagini ambientali precedentemente eseguite. Risultati dai quali emergeva la presenza di rifiuti interrati con alte concentrazioni di «idrocarburo, cadmio e piombo». Con la sentenza di secondo grado, invece, il coinvolgimento dell’allora sindaco è stato definitivamente escluso. Si chiude così la questione penale legata ai reati di tipo ambientale. Resta in essere, invece, la richiesta di risarcimento danni in sede civile avanzata dalla Tillmans nei confronti del Comune, per quanto riguarda l’acquisto del terreno. Secondo i vertici dell’azienda, l’area sarebbe stata venduta a un prezzo troppo alto e senza le dovute informazioni rispetto allo stato del sottosuolo. Ma la vicenda è complessa: tira in ballo perizie comunali, aste ribatutte e un Pgt che non è stato approvato. In attesa che il terzo grado di giudizio metta la definitiva parola fine alla vicenda, il Comune è stato costretto ad approvare un debito fuori bilancio e a pagare circa 234mila euro di danni.

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