Alcuni tra i candidati
Alcuni tra i candidati

Assago (Milano), 16 marzo 2019 - Sembrava quasi di assistere alla ressa di uno dei grandi concerti a cui il Forum di Assago ci ha abituati. E invece no. Ad accalcarsi davanti ai cancelli del Forum dalle prime ore di ieri mattina erano i 1.200 aspiranti studenti di Humanitas University (+14% rispetto all’anno precedente), che hanno preso parte al test di ammissione al corso di Laurea internazionale in Medicina e chirurgia, per l’anno accademico 2019/2020. Sono accorsi da ogni angolo del Bel Paese e anche dall’estero per cercare di accaparrarsi uno dei 150 posti a disposizione: 100 per cittadini europei e 50 riservati ai cittadini extra europei.

Sono arrivati accompagnati da mamme, papà, fratelli o fidanzate ed hanno invaso tutto il piazzale. Alle 11.30 tutti gli studenti accolti da uno staff di assistenti di Humanitas University erano tutti dentro e la prova è cominciata regolarmente. I primi a terminare i test – 60 quesiti a risposta multipla in lingua inglese di cui 2 di cultura generale, 20 di ragionamento logico, 38 di carattere scientifico da svolgere entro 100 minuti – hanno iniziato a uscire alle 12.45. Soddisfatti per l’organizzazione ma preoccupati per la severità del test.

«È stata una prova abbastanza difficile, per me andrebbero eliminati i test – spiega Giulia Tentori – Non è detto che chi passa vada poi bene al corso di laurea. Comunque io c’ho provato e credo di essere andata bene». «Sono venuto da Torino perché mi appassiona Medicina – spiega Giovanni Scovazzo – anche se credo che siano pochi i posti a disposizione per 1.200 pretendenti. Credo di aver risposto bene alle domande anche se le parti relative a biologia e chimica erano abbastanza complicate, dal mio punto di vista, per uno studente di quinta liceo che non ha ancora studiato certi argomenti».  

Per Miriam Pellicano, partita giovedì da Reggio Calabria per conquistare un posto da studente il test non è stato molto difficile tranne che per la parte inerente biologia: «È il terzo test che faccio quest’anno e mi pare sia andata bene. Io preferirei per l’accesso all’università il metodo alla francese, dove dopo il primo anno di Medicina chi non ha una media superiore al 27-28 viene mandato via». «Le domande erano abbastanza difficili ma credo di essere andata bene – dice invece Irene Valerio di Milano, al suo secondo test di accesso quest’anno – I test sono un modo di accesso all’università un po’ restrittivo e i posti sono pochi visto che ci sono anche quelli riservati a studenti stranieri e provenienti da Paesi extraeuropei».

«Se uno studia passa, come in tutte e cose. Impegno e perseveranza premiano anche se non sono i test il miglior modo per selezionare studenti – spiega Simone Innocenzi, arrivato ad Assago da Roma – Credo sia meglio una selezione naturale, soprattutto a Medicina. Questi test, con difficoltà maggiori, sono come quelli della patente, prima o poi li passi». La milanese Francesca Genova ha trovato il test abbordabile anche se troppo lungo e, essendo in lingua inglese, più difficile: «Ci sono termini che hanno traduzioni non immediate ma anche per questo reputo ancor più utile il corso in inglese».