Bergamo, 5 marzo 2018 - Sei anni dopo  Piermario Morosini i bergamaschi piangono un altro loro ragazzo, Davide Astori, un altro partito dai campetti locali per arrivare fino al grande calcio. Tradito anche lui da quel cuore troppo grande che i bergamaschi mettono in ogni cosa che fanno. Un cuore maledetto, che ha unito in un crudele destino prima Morosini, cui Bergamo ha dedicato una curva dello stadio, e ora Astori, il ragazzo di San Giovanni Bianco, alta Valle Brembana, anche se molti lo avevano conosciuto da ragazzino, quando stupiva tutti, lui difensore roccioso dal fisico da corazziere, per i suoi piedi buoni, negli anni nelle giovanili del Pontisola, prima della chiamata del Milan e dell’inizio della scalata fino al professionismo e alla nazionale.

Astori a Bergamo  era venuto a giocare da appena due settimane. Pioveva e faceva freddo. Era il 18 febbraio e il popolo atalantino si commuoveva ricordando un altro giovane campione volato in cielo troppo presto: Chicco Pisani, cui è intitolata l’altra curva. Astori, capitano della Fiorentina, era in campo, stretto intorno ai compagni per applaudire il ricordo di Pisani. Poi in campo per novanta minuti di battaglia terminata 1-1. Alla fine per Astori, uno dei migliori nella Viola, c’erano stati applausi sinceri dagli spalti dell’Azzurri d’Italia. Perché anche se Astori in carriera non aveva mai vestito la maglia dell’Atalanta era comunque apprezzato dai tanti che, in settimana o il sabato, sudano e corrono dietro un pallone nei campetti delle valli e la domenica vanno a tifare per la Dea. E ad applaudire gli ex di turno o quei ragazzi bergamaschi come Astori che, anche da campioni, non hanno mai dimenticato le loro radici.

Molti  bergamaschi hanno saputo della tragedia che aveva colpito il ragazzo di San Giovanni Bianco davanti ai cancelli dello stadio. Poco dopo mezzogiorno. Quando un migliaio di tifosi erano già nel piazzale esterno, per un panino e due chiacchiere prima della partita contro la Sampdoria. Incredibilità, rabbia, dolore. Perché dopo Morosini non doveva succedere di nuovo. Intorno alle tredici un dirigente dell’Atalanta ha comunicato, affacciandosi ai cancelli, il rinvio dell’incontro, accolto con sollievo dai tifosi: nessuno aveva voglia di calcio.

Davide, il gigante buono verrà ricordato il 31 marzo, quando l’Atalanta tornerà a disputare un incontro in casa (dopo le trasferte di Bologna e Verona), proprio contro l’Udinese, la stessa squadra contro cui Astori avrebbe dovuto giocare se quel cuore maledetto non lo avesse tradito. Quel giorno tutti avranno un pensieroper lui. Intanto lo ricordano l’Atalanta, con un comunicato ufficiale in cui il presidente Percassi esprime il suo dolore, e i giocatori atalantini, con i social, a cominciare da Josip Ilicic, suo compagno alla Fiorentina per due anni, che ha postato un commuovente foto in cui Astori lo abbraccia dopo una rete, accompagnata da due sole parole: «Amico mio».

Mentre il Papu Gomez ha messo la foto di due settimane fa, nel tradizionale scambio di gagliardetti tra capitani, ricordando il ragazzo della Val Brembana come «leale, rispettoso è sempre con il sorriso».