Samir Handanovic il capitano della squadra, portiere titolare da quasi un decennio
Samir Handanovic il capitano della squadra, portiere titolare da quasi un decennio

Milano Gli alti e bassi della stagione di Samir Handanovic pongono un interrogativo rispetto a quelle che saranno le scelte future in casa Inter. Il capitano della squadra, portiere titolare da quasi un decennio, ha vissuto una stagione sulle montagne russe: malino fino a inizio dicembre; poi decisivo con il Napoli e protagonista insieme ai compagni di un filotto di gare con la porta spesso imbattuta, grazie anche a una serie di interventi prodigiosi; quindi di nuovo tre gare sfortunate tra autoreti a metà con De Vrij, mezze papere a La Spezia e un intervento maldestro contro il Verona annullato da un fischio contestato del direttore di gara. A luglio lo sloveno compirà 37 anni, che non sono pochi ma fanno sempre parte di un’età sostenibile per un estremo difensore. In via della Liberazione bisognerà fare una valutazione ampia e accurata su quel che Handanovic può dare alla causa. È fuor di dubbio, ad esempio, l’ascendente da leader sul resto del gruppo, particolarmente su compagni un po’ più giovani. Allo stesso modo va considerato che agli interventi maldestri si sono alternati quelli decisivi, particolarmente negli scontri diretti. Sfide in cui realmente i tre punti ne valgono sei, potendo incassare non solo la vittoria ma anche la sconfitta dell’avversario.
Se si guarda ai confronti con Napoli, Juventus, Milan, Atalanta, il marchio dello sloveno è evidente. Le decisioni verranno influenzate anche dal budget previsto. Detto che non ci sono sul mercato degli Oblak o Courtois in partenza, bisogna scommettere sulla nuova generazione o su portieri già esperti ma ancora non arrivati al top club, vedi Musso a Udine, Silvestri a Verona, piuttosto che Cragno a Cagliari. Tutti portieri affidabili nelle rispettive realtà, che non sono però l’Inter, la cui maglia ha un peso specifico nettamente più difficile da gestire.

Ci sono anche portieri fatti in casa, cresciuti nel settore giovanile, ancora ritenuti acerbi per piazzarsi in pianta stabile in mezzo ai tre legni del Meazza. Filip Stankovic, titolare della Primavera, è di sicuro avvenire ma è anche un 2002. Di Gregorio viene da una buona annata a Monza, finora, così come aveva fatto bene a Pordenone: non è stato però mai impegnato in Serie A. C’è poi il brasiliano Brazao, da due anni in prestito nella B spagnola. Prospetti interessanti, non ancora realtà consolidate. Vale anche per Radu, che la Serie A l’ha vista con il Genoa ed è oggi il vice-Handanovic. Per tutta la stagione è rimasto tale, mai una presenza, nemmeno quando lo sloveno è stato colpito dal Covid (l’Asl ha bloccato Inter-Sassuolo permettendo al titolare di recuperare). Con queste premesse, non è escluso che almeno per un altro anno le gerarchie rimangano le stesse.