Andrea Zenga a San Siro per una partita dell'Inter
Andrea Zenga a San Siro per una partita dell'Inter

Uno scudetto vissuto in treno, dopo aver trascorso una fetta importante della stagione della rinascita dell'Inter chiuso nella casa del Grande Fratello Vip, all'oscuro dell'impetuosa avanzata della sua squadra in campionato. Dettagli che non intaccano la gioia per il trionfo tricolore di Andrea Zenga, il figlio di Walter, l'Uomo Ragno che ha difeso per dodici stagioni la porta nerazzurra, conquistando nel 1989 lo storico scudetto dei record.
 

Andrea Zenga, come ha vissuto la giornata dello scudetto?
“Molto sinceramente non mi aspettavo che avremmo festeggiato ieri. Ero convinto che l'Atalanta battesse il Sassuolo. Poi mentre ero in treno, di rientro da qualche giorno trascorso nelle Marche insieme ad alcuni amici, tutti rigorosamente interisti, ho sentito dell'espulsione del portiere bergamasco Gollini. A quel punto ho pensato che ci sarebbe 'toccato' festeggiare. Difficile vincere giocando in dieci, senza il portiere titolare, per gran parte del match. Così al fischio finale ho fatto partire l'inno 'Pazza Inter'. Ho corso il rischio di essere cacciato dal treno, ma ne è valsa la pensa”.
Quando ha capito che avreste potuto farcela?
“Quando sono entrato nella casa del Grande Fratello Vip il Milan era primo. Mi sono perso il calo dei cugini. In più, quando è iniziata la mia avventura nel reality, avevo appena visto l'Inter uscire dalla Champions. Quando sono tornato alla vita normale mi sono subito messo in pari. La prima cosa che ho chiesto è stata come stesse andando l'Inter. Mi hanno raccontato che avevamo appena vinto il derby di ritorno. In seguito ho visto che Juventus e Milan non avevano la nostra solidità, sia livello mentale, sia per quanto riguarda i risultati. Il filotto di dodici vittorie consecutive mi ha offerto la sicurezza residua”.


E c'è stato un momento in cui ha temuto nuove delusioni?
“Dopo l'eliminazione dalla Champions pensavo a un contraccolpo. Quando sono entrato nella casa del GF Vip si parlava della possibilità di un esonero di Conte e di difficoltà all'interno del gruppo. Ho iniziato la mia esperienza nel reality con la paura di trovare, alla mia uscita, una situazione di squadra differente e un nuovo allenatore”.
Qual è il giocatore simbolo di questa vittoria? E il suo preferito?
“Per me due su tutti sono i 'volti' di questo scudetto. Lukaku e, soprattutto nella parte finale della stagione, Hakimi, che all'inizio dell'annata ha incontrato qualche difficoltà ad ambientarsi ma in seguito è stato devastante. Per quanto riguarda il mio giocatore preferito, dato che nasco portiere (ha trascorsi in serie D con Sambenedettese, Trento e Deruta, ndr), non posso nascondere il mio affetto per Handanovic. Dei giocatori di movimento indico Lukaku. Apprezzo tantissimo il suo attaccamento alla maglia. Ha una vera passione per l'Inter e si vede”. 
Lei è un grande appassionato di Fantacalcio, c'è qualche giocatore nerazzurro che non può mancare nella sua fantasquadra?
“L'anno scorso avevo Lukaku. Quest'anno, invece, sono arrivato al momento dell'acquisto degli attaccanti senza soldi e quindi non sono riuscito a comprarlo. Ho puntato su Ibrahimovic e Caputo, ma non mi è andata benissimo”.
Squadra senza nerazzurri quindi?
“Partecipo a due leghe di Fantacalcio. In uno ho quasi tutta l'Inter, infatti sono prima. Nell'altra, invece, siamo tutti interisti e non sono riuscito ad acquistare nessun giocatore della mia squadra del cuore”.






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Cosa serve per l'avventura in Champions?
“Sono convinto che le basi per fare bene anche in Europa ci siano. Questo undici è valido. Magari è opportuno sostituire Vidal e Kolarov, che non hanno convinto molto, con un paio di giocatori d'esperienza. Poi penso potremo dire la nostra anche in Champions, soprattutto se riusciremo a giocare con la continuità che spesso ci è mancata nelle competizione europee”.
Ha qualche sogno di mercato?
“Mi piacerebbe l'atalantino Gosens come esterno sinistro. Ma, ripeto, la rosa secondo me è molto competitiva. Magari verrà rimpiazzato Handanovic, almeno come portiere titolare”.
Qualche tifoso, soprattutto all'inizio, ha storto il naso di fronte a Conte e Marotta, considerati simboli di juventinità. I due hanno espiato il loro peccato originale?
“All'inizio non è stato semplice accettarli, anche perché erano simboli della rinascita dei bianconeri. Soprattutto Conte che non ha mai nascosto il suo sentirsi juventino. Poi, però, il mister salentino ha dimostrato di essere un grande professionista. E quest'anno l'ho visto più coinvolto verso tifosi e pubblico. E, comunque, sono due persone alle quali dobbiamo tanto. Direi che possiamo accantonare i dubbi sulla loro provenienza”.
Come è riuscito a resistere nella casa del Grande Fratello Vip senza avere notizie sull'Inter?
“E' stato difficile. Cercavo di carpire qualche informazione al confessionale, ma nessuno si è mai sbottonato. Fra l'altro ricordavo quasi alla perfezione il calendario con le partite, quindi è stata davvero dura. Ho lavorato d'immaginazione, sperando nel meglio”.
Allo stadio ci va? Le è mancato in quest'anno e mezzo di pandemia?
“Abito a Milano da ottobre, quindi prima andavo allo stadio solo per i big match. Ora uno dei miei sogni, al termine di questa pandemia, è poter vedere tutte le partite casalinghe dell'Inter. Quindi spero di riuscire a fare l'abbonamento”.
Domanda finale, quasi d'obbligo. Più forte Handanovic o papà Walter?
“Papà Walter non l'ho mai visto giocare dal vivo ma, per quanto stimi Handa, mio padre è stato eletto miglior portiere del mondo per tre volte. In più è stato una bandiera dell'Inter. Quindi credo che sia superiore a Samir”.