Tanio Pagliariccio esulta dopo aver battuto Gabriele Galluccio
Tanio Pagliariccio esulta dopo aver battuto Gabriele Galluccio

Milano, 16 marzo 2018 - Cosa si è disposti  a fare per realizzare i propri sogni? Per diventare il numero uno nella Mma, le arti marziali miste, Tanio Pagliariccio, 19 anni, non si è tirato indietro di fronte a nulla. Ha barattato il sole di Napoli per la nebbia di Milano. Si allena fino a 3 volte al giorno. Ma soprattutto per un tempo lunghissimo ha dormito sul tatami. Nella sua palestra milanese, Ludus Magnum, dove poche ore prima faceva sparring coi suoi compagni, di notte stendeva un materasso e pensava al suo obiettivo: «So dove voglio arrivare. Essere l’atleta più forte. I sacrifici non mi spaventano».

Quando ha incominciato con gli sport da combattimento?

«Mio padre è un ex atleta di kick boxing ma ho preferito il pallone. Fu mio fratello a invitarmi a seguirlo. Avevo 13 anni: ho iniziato con la kick alla «Star Judo» di Gianni Maddaloni, alle Vele di Scampia dove sono nato. La palestra mi ha salvato da un ambiente non esaltante. A 15 anni sono diventato campione italiano di kick. Poi ho provato Mma che fonde kick boxing con lotta a terra e non ho voluto fare nient’altro. Ho sfiorato il titolo mondiale per due volte. Il mio preparato atletico Andrea Del Re che già si allenava alla Ludus mi invitò a seguirlo al nord: ho accettato. Ma avevo pochissimi soldi in tasca…».

Dunque?

«Ho iniziato a lavorare in un ristorante di mio zio ma lui abita in un paese troppo distante dal capoluogo lombardo e non riuscivo a tornare a casa dopo la palestra. Così ho fatto una proposta al mio maestro Omar Vergallo: dormire sul tatami. Lui ha accettato. Ho ripagato la sua cortesia agguantando in Ucraina, a 17 anni, il titolo mondiale nella Mma light che avevo sfiorato per due volte. L’anno scorso ho combattuto in diverse discipline come kick boxing, lotta libera, wrestling, ju jitsu. In un anno ho fatto decine di match. L’obiettivo era quello di essere pronto per il professionismo. L’esordio è avvenuto il 18 febbraio, quando, al Teatro Principe, ho sfidato Gabriele Galluccio. Per fortuna è andata bene».

Qual è il segreto?

«Allenarsi. Poi è importante avere un maestro che crede in te: per me Omar è come un padre». Quando entra nella gabbia ottagonale non ha paura? «Col tempo si impara a trasformare l’ansia in adrenalina».

Qual è il suo obiettivo?

«Entrare nella Ufc, la più importante organizzazione della Mma a livello globale. I sogni vanno inseguiti con testardaggine». © RIPRODUZIONE RISERVATA