I Selton
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Porte aperte in casa Selton. Viene facile col gruppo brasiliano trapiantato a Loreto ricordarsi che la vita è l’arte dell’incontro. Il nuovo album “Benvenuti”, infatti, fa sua quella intuizione di un onorato conterraneo dei tre quale Vinicius De Moraes per invitare l’ascoltatore ad uscire dalla propria bolla e lasciarsi contagiare dal mondo che gli gira attorno. Suggestioni che per i Selton prendono voce e sentimento stasera sul palco del Magnolia, prima tappa di un lungo cammino atteso il 16 luglio pure al Wow Festival di Como. “Come band siamo nati suonando in strada a Barcellona, quindi il live è un po' la nostra essenza” spiega il frontman Ramiro Levy, nato a Porto Alegre 36 anni fa. “Per questo nei concerti ci piace andare un po’ oltre alla musica per trasformarli in un’esperienza, lasciando insomma che sopra e sotto al palco accadano cose magari inattese”.

Nell’album ci sono amici come Margherita Vicario, Willie Peyote, Emicida, Priestess, che non sarà facile avere in scena ogni sera.

“Effettivamente "Benvenuti" è un disco in cui abbiamo osato tantissimo, coinvolgendo musicisti capaci di dargli un’impronta speciale. Così ci siamo inventati delle soluzioni campionando, ad esempio, la voce di Margherita per farla interagire con noi anche senza la presenza fisica”.  

Qualche spunto ve l’avrà dato pure ‘Benvenuti a casa mia” la sit-com in sei puntate diretta da Francesco Mandelli per promuovere l’album, andata in onda in anteprima su Deejay Tv e ora reperibile sul vostro canale YouTube.  

“Certo che sì. Viviamo in un palazzo di ringhiera e l’idea di realizzare qualcosa di speciale era nell’aria già da un po’ visto che diversi amici, quando venivano a trovarci, dicevano di sentirsi in una puntata di ‘Friends’. Così disco, pandemia, incertezza sui tempi del ritorno al live, ci hanno spinto verso la soluzione della sit-com”.  

Fra gli ospiti, oltre a Mandelli, avete avuto Myss Keta, Nicola Savino, Albi dello Stato Sociale, Federico Russo, la stessa Vicario, Dente, Rodrigo D’Erasmo.

“Visti i contenuti del disco, condividerne le storie con tanti amici era un bel modo di raccontarlo. La soluzione giusta anche per dargli un diverso livello di lettura”.

“Benvenuti” è il primo album interamente in italiano della vostra discografia.

“Quando siamo arrivati a Milano, non parlavamo l’italiano. Ci siamo avvicinati alla lingua piano piano. Parlando di contaminazioni, di integrazione, ci è sembrato giusto affrontare il repertorio dell’album con un idioma che ormai sentiamo nostro”.  

L’idea di “Benvenuti” l’avete concepita un paio di anni fa. Cosa ha aggiunto e cosa ha tolto poi la pandemia?

“Abbiamo sviluppato il concept del disco durante la chiusura dei porti dell’era Salvini, quando uno straniero in Italia non si sentiva tanto benvenuto. Poi è arrivato il Covid e quegli stessi princìpi hanno assunto anche altri significati. Se ricordarsi di rimanere umani e ‘aperti’ nella vita di tutti i giorni è importante, infatti, farlo durante una pandemia diventa fondamentale”.