Federica Abbate
Federica Abbate

Milano, 15 febbraio 2021 -  Felicemente paranoica… e malinconica. Tornando alla canzone nei panni di cantautrice col singolo "Se non fosse", Federica Abbate preferisce non farsi sconti. Non ne ha bisogno. Dopo oltre 130 canzoni scritte per altri, tra cui "Roma-Bangkok" per Baby K e Giusy Ferreri, "Nessun grado di separazione" per Francesca Michielin, "Combattente" per Fiorella Mannoia, "Non ti dico no" per Loredana Berté, "Per un milione" per i Boomdabash, e una decina per se stessa, raccontarsi in prima persona è la più importante delle priorità.
Difficile pensare che un pezzo intimo come “Se non fosse” sia stato scritto sul tavolino di una discoteca.
"Stavo passando un momento particolare della mia relazione. I legami finiscono con l’escluderci un po’ da tutti gli altri e se cominci a riflettere sul tuo al tavolo di un locale l’effetto scatta lo stesso nonostante le tue amiche siano lì a ballare ad un metro".
Dov’eravate?
"Al Bobino, dietro casa mia, lungo la passeggiata del Naviglio. Ora ha chiuso e mi dispiace tantissimo perché ci ho passato tante bellissime serate".
Tutti i compleanni sono importanti, ma qualcuno lo è più degli altri. E questa canzone è il regalo che s’è fatta per i trent’anni.
"Assolutamente. Tant’è che parlo di me con una consapevolezza, un’ironia e una leggerezza diversa. Se l’ep ‘In foto vengo male’ già dal titolo esprimeva riserve su me stessa, ora ho imparato ad accettarmi; perché magari davanti all’obiettivo non verrò bella come altre, ma sono io, con la mia unicità. E questo è forse il più bel regalo che mi ha dato la maturità".
Discorso che vale pure per la canzone?
"Per me la musica è melodia e armonia, ma col tempo mi sono accorta di non essere solo autrice, ma anche cantautrice. E oggi non mi intimorisce dirmi di esserlo. Al contrario di tanti che iniziano a comporre per sé stessi e poi iniziano a farlo anche per gli altri, per me per gli altri ha aiutato ad illuminare pure il mio percorso, dando luce a parole che ho visto cambiare nel tempo. Certo, tre anni fa cadere a Sanremo Giovani mi ha fatto male, ma ho imparato molto. E questo mi porta a dire che non voglio fare la cantautrice, lo sono".
Con le sue canzoni da cantautrice non ci sono gradi di separazione. E con quelle date agli altri?
"Sentendomi felicemente paranoica, tante canzoni che scrivo non riesco a cantarle e le regalo ad altri. Se dovessi cantare ‘Amore e capoeira’, ad esempio, sarebbe molto difficile trovare la leggerezza giusta. Meglio la spensieratezza di Giusy. Anche perché se un pezzo viene in un modo e giusto che rimanga con quell’anima".