Una scena di Una donna promettente
Una scena di Una donna promettente

di MANUELA SANTACATTERINA - Cassie (Carey Mulligan) ha sempre al collo un ciondolo a forma di cuore diviso a metà. C’è inciso un nome: Nina. È quello della sua migliore amica fin da quando erano bambine. Inseparabili, avevano scelto di frequentare la facoltà di medicina insieme, ma un evento traumatico le ha portate a ritirarsi. Cassie era considerata da tutti “una donna promettente”, una di quelle che nella vita avrebbe fatto grandi cose. Ma poi qualcosa è andato storto e, alla soglia dei trent’anni, la ragazza vive ancora con i suoi genitori e lavora come barista. A spezzare questa monotonia un rituale ripetuto tutte le settimane: Cassie va in un locale, si finge ubriaca e, una volta che il ragazzo di turno la porta a casa e cerca di approfittare di lei, lo terrorizza svelandogli la sua sobrietà.

Emerand Fennell in Una donna promettente – lo trovate in digitale su CHILI – debutta alla regia con un film da cinque nomination agli Oscar – di cui una vinta come Miglior sceneggiatura originale – scritto nel 2017 e finito nella Black List delle migliori sceneggiature di Hollywood. Un film che parla di vendetta, lutto, rape culture, rabbia, rapporti di genere e ingiustizia. Ma lo fa con uno stile pop, colorato, apparentemente leggero. Un depistaggio in piena regola come quelli che mette in scena Cassie. La sua è una missione: impaurire uomini di ogni classe sociale, razza o età, senza l’uso di armi o violenza, per impedirgli di approfittarsi in futuro di donne inermi. La Fennell la dipinge come un moderno angelo vendicatore che, come La Sposa di Uma Thurman in Kill Bill, ha una lista di nomi da depennare dal quaderno in cui tiene nota degli uomini caduti nella sua trappola.

Associato alle tematiche legate all’onda del Me Too, Un donna promettente fa, in realtà, un passo ulteriore nel dibattito legato a colpe e colpevoli. Quando Cassie decide di mettere in atto la sua vendetta finale, contro coloro che lei considera rei di aver distrutto la vita sua e di Nina, tra i suoi bersagli non ci sono solo uomini. Perché, ci ricorda la Fennell, in una società come la nostra anche le donne posso sbagliare, avallare, sminuire, coprire comportamenti del tutto riprovevoli e criminali. Dietro la facciata della black comedy, il film si muove nella direzione del thriller seguendo le tappe di una vendetta in cui la vittoria, se così si può definire, è amarissima.

Presentato al Sundance e prodotto dalla LuckyChap Entertainment di Margot Robbie, Una donna promettente ci cala in un mondo di colori pastello, rossetti sgargianti, abiti floreali e scenografie tra il pop e il kitsch. Come se fossimo in una grande casa delle bambole in cui, però, emergono elementi sinistri a ricordarci che quella in cui vive Cassie non è una favola ma un incubo. La Fennell lo sottolinea anche nella scelta della canzoni – da Paris Hilton alle Spice Girls fino a una versione per archi di Toxic di Britney Spears – a cui contrappone la colonna sonora di Anthony Willis in cui emerge la natura oscura della storia raccontata.

Criticato da una fetta della stampa estera per il suo finale considerato, forse, troppo amaro e per una protagonista che insegue la vendetta come unica forma di liberazione in un periodo storico in cui le donne iniziano (finalmente) a parlare apertamente dei proprio traumi e in cui la cultura dello stupro inizia ad essere smantellata, Una donna promettente mostra un’altra faccia ancora della medaglia. Perché se è vero che i movimenti nati in questi anni hanno dato vita a una rivoluzione, ci sono ancora tante, tantissime donne le cui vite si spezzano finendo in un loop di rabbia e dolore, in un’ossessione che ridefinisce i contorni delle loro vite. Cassie cerca di fare giustizia anche per loro.

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