Lady Gaga in House of Gucci
Lady Gaga in House of Gucci

di ILARIA AMATO - «Sono così emozionata che potrei piangere da un momento all’altro». Capelli biondo platino e abito grigio bordato di rosso, Lady Gaga emana una frenesia palpabile, la si sente fuori e dentro Palazzo Parigi, l’hotel milanese dove ha presentato alla stampa House of Gucci, saga familiare di Ridley Scott girata tra Roma, Milano e le montagne svizzere che in sala arriverà il 16 dicembre. Nel cast, tra Adam Driver, due colossi come Al Pacino e Jeremy Irons, un irriconoscibile e bravissimo Jared Leto, la popstar – ormai sempre più attrice – è grandiosa nei panni di Patrizia Reggiani. Credibile, toccante, intensa mette in scena la discesa agli inferi di una donna che, accecata dalla fame di amore, di denaro, riscatto, arrivò nel 1995 a commissionare l’assassinio del marito Maurizio Gucci, erede della maison (il film è tratto dal libro di Sara Gay Forden, edito in Italia da Garzanti). E se in A Star Is Born, la Germanotta era ancora a metà tra musica e cinema – tanto che l’Oscar le venne assegnato per la miglior canzone e non per l’interpretazione, solo candidata – con House of Gucci entra di diritto nella Awards Season per la statuetta per la miglior interpretazione.

LE ORIGINI «È stata un’esperienza toccante girare un film in Italia. La mia famiglia ha origini siciliane e ho messo il massimo rispetto nell’interpretare questa parte. Mi sono impegnata a recitare riproducendo l’accento italiano corretto esercitandomi per mesi. Per prepararmi alla parte ho fatto una vera e propria indagine, come se fossi una giornalista, per capire chi fossero davvero i Gucci, il loro passato, le origini toscane, i pellami, le creazioni, per scoprire poi una radice comune con la mia famiglia: anche mio nonno Giuseppe Germanotta faceva scarpe. Certo lui non è arrivato alla fama dei Gucci e oggi non c’è più, ma sono sicura sarebbe stato fiero di me nel vedermi, perché raccontando la loro storia in qualche modo ho reso omaggio alla mia. Tanto che mio padre si commuove ogni volta che parliamo del film. Non riesco a smettere di pensare alle lacrime nei suoi occhi (si commuove, nda). Questo è il vero Oscar…».

I RIFERIMENTI «Le mie fonti di ispirazione? Gina Lollobrigida e Sophia Loren. Ho passato ore a guardare i loro film, a studiarne il look e il modo di recitare. Sono entrata a poco a poco nel personaggio, ho smesso di tingere i capelli di biondo, per essere più naturale nella mia italianità. Poi ho iniziato a farmi chiamare Stefania, il mio vero nome, e pian piano sono diventata Patrizia. Elizabeth Taylor? Nel film alla festa in cui conosce Maurizio, Patrizia è mascherata da Liz, e malgrado una vaga somiglianza, ne è volutamente una brutta copia, per sottolineare il fatto che la Reggiani non ha l’eleganza, il glamour, la classe dei grandi, dei Gucci, e per questo non sarà mai considerata mai alla loro altezza».

IL LOOK «Io non ci tenevo a essere bella in House of Gucci, ma ad essere vera, raccontare una donna che arriva a diventare un’assassina. Sono convinta che lei abbia sbagliato, ma ho voluto darle un aspetto umano, volevo capire cosa ci fosse dietro questa etichetta di donna avida che la stampa le aveva messo addosso. Io sono convinta che lei e Maurizio si amassero davvero; il motivo per cui è accaduta quella tragedia è stato che si sono fatti prendere troppo dalla sete di denaro, dimenticando i sentimenti. E volevo far vedere come Patrizia nel corso del film sfiorisce: bellezza, eleganza, giovinezza la abbandonano e questo corrisponde alla perdita più grande, quella dell’amore della sua vita, del padre delle sue figlie, oltre che del rispetto per se stessa. Dalla ragazza dagli occhi vivi diventa un’animale ferito».

IL FUTURO «Musica o cinema? Ho sempre amato recitare, ho iniziato a farlo a tredici anni, ho studiato con il metodo Strasberg, sono grata a Robert Rodriguez, tra i primi registi a credere in me (per Machete Kills, nel 2013, ndr) e a Bradley Cooper che mi ha voluta in A Star is Born. Ma nello stesso tempo non voglio smettere di fare musica. In ogni caso quello che mi interessa è lavorare in progetti in cui venga fuori il cuore, l’aspetto umano, come nel caso di House of Gucci, in cui uno scandalo di cronaca, una storia di avidità assume dei contorni completamente nuovi e profondi. E soprattutto ora il mio sogno è girare un film in Italia, recitando in italiano. E sto lavorando sodo per realizzarlo…».

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