Calcutta (Foto Concolino)
Calcutta (Foto Concolino)

Milano, 19 gennaio 2019 - Un alieno al Forum. Sono due notti col “cuore a mille” quelle che Calcutta promette domani e lunedì al popolo di Assago srotolando il campionario di varia umanità che affolla canzoni come “Paracentamolo” o “Pesto”. Per uno (apparentemente) “fuori dai giochi” come lui, Edoardo D’Erme all’anagrafe, il Forum rappresenta probabilmente il massimo dei compromessi possibili con quel successo guardato sempre con diffidenza. È lo stesso autore di “Oroscopo”, d’altronde, a ricordare che quattro anni fa, davanti ai trionfi del secondo album “Mainstream”, avrebbe voluto tanto scappare senza, però, trovarne il coraggio. Meglio, quindi, prendere le misure alla popolarità e scendere a patti con i primi posti in hit-parade accettando oneri e onori di questo tour nelle cattedrali dello sport.

«Vengo da un mondo musicale dove si mira a “piazzare la bandierina” nei piccoli locali e dove, se proprio vuoi spingerti oltre il club, puoi suonare nei musei, nelle gallerie, nei bar», racconta lui - 29 anni - che davanti al doppio sold-out di Assago ha aggiunto al calendario pure una replica estiva il 25 giugno all’Ippodromo di San Siro nella cornice del Summer Festival. «Il cambio di dimensione impensierisce un po’, perché ti costringe ad imparare tutto molto in fretta, anche se poi è bello inventarsi una cosa di queste dimensioni e vederla vivere». 

Sul palco ci sono gli accoliti di Bomba Dischi, l’etichetta del miracolo Calcutta (ma pure Carl Brave, Pop X e diversi altri ancora) che dal vivo riescono ad offrire un resa musicale decisamente superiore a quella dell’ultimo album “Evergreen”. Basta prestare attenzione a brani come “Orgasmo”, “Hübner” o “Nuda nudissima” o a frammenti un po’ più datati a cominciare da “Cosa mi manchi a fare”. Tutto con gli pseudo spot commerciali del conduttore sportivo Pierluigi Pardo (“Acqua Parda”) e le sorprese sugli schermi del programma per computer “Calcutta (c)1989”.

«Quando scrivo penso a un piccolo gruppo di amici a cui spero piacerà la canzone e che poi la diffonderanno», assicura lui nelle (rare) interviste. «Non è un non volere il successo, quanto piuttosto un non volerlo raggiungere in un certo modo. All’inizio l’idea era quella di suonare ovunque, stare insieme e divertirsi con la musica. E poi, ovviamente, anche guadagnare. Voglio prendere le cose con leggerezza e stupore». Anche se “Evergreen” rappresenta sicuramente un passo avanti rispetto al passato. «L’ho pubblicato mettendoci solo pezzi che stavano bene assieme. Per questo ce ne sono pure di vecchi; “Saliva” ad esempio era già su YouTube e “Briciole” avrebbe dovuto trovare posto già in “Mainstream”. Rispetto a quel disco, in “Evergreen” ci sono delle canzoni un po’ più riflessive e un sound un po’ più rétro, ma molto più costruito. In fondo io non sono un musicista, mi sono ritrovato a farlo rimboccandomi le maniche; tanta gente diceva che sapevo fare solo canzoni di due accordi. Ho provato a rispondergli con questo album. Ma molte critiche neppure esistono sono solo nella mia testa. Per spronarmi a dire: vi piace questo tipo di musica? Beh, noi la sappiamo fare».