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12 mag 2022

“La grande fuga“ della Pozzolis Family

Alice e Gianmarco in tournée dopo il debutto nazionale a Como. "Uscirete da teatro più sereni e con le guance indolenzite"

12 mag 2022
diego vincenti
Cosa Fare
Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli insieme sotto i riflettori e nella vita A destra il matrimonio (foto di copertina e a in alto a destra di Virgina Bettoja)
Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli insieme sotto i riflettori e nella vita A destra il matrimonio (foto di copertina e a in alto a destra di Virgina Bettoja)
Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli insieme sotto i riflettori e nella vita A destra il matrimonio (foto di copertina e a in alto a destra di Virgina Bettoja)
Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli insieme sotto i riflettori e nella vita A destra il matrimonio (foto di copertina e a in alto a destra di Virgina Bettoja)
Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli insieme sotto i riflettori e nella vita A destra il matrimonio (foto di copertina e a in alto a destra di Virgina Bettoja)
Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli insieme sotto i riflettori e nella vita A destra il matrimonio (foto di copertina e a in alto a destra di Virgina Bettoja)

di Diego Vincenti

Genitori, certo. Ma non solo. Che a furia di raccontare sui social della propria vita coi figlioli, quasi ci si dimentica di essere anche altro. Sul palco torna quindi la Pozzolis Family. Ma, soprattutto, tornano Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli, con “La grande fuga”. Dopo la Prima nazionale il 5 maggio al Teatro Sociale di Como, oggi saranno a Varese, il 21 a Milano, il 25 a Brescia. Tournée primaverile. Dopo il successo con la seconda stagione di “LoL - Chi ride è fuori”.

Pozzoli, il debutto comasco?

AM: "Intanto voglio sottolineare che io da ragazza ho vissuto da queste parti, a Lomazzo. Ho avuto anche diversi fidanzati. E pure a Varese, abitavo nel quartiere Biumo Inferiore. Questo per dire che alla fine sono una paesana e credo sia già sufficiente per venirci a trovare a teatro…".

Giusto sottolinearlo. Il titolo invece che origini ha?

AM: "Nasce dal voler ragionare su come fuggire dalle responsabilità, dalle scocciature, dal giudizio degli altri. Accompagniamo il pubblico a compiere con noi una sorta di rituale per liberarsi da queste formiche rosse che ti pizzicano in ogni momento le gambe. Per provare ad essere felici".

Ma ci si può dimenticare delle responsabilità con due figlioli?

GP: "Dipende dalle situazioni. Perché ad esempio durante il lockdown i bambini hanno rappresentato per noi la possibilità di sfuggire la crisi ed essere meno tristi. Immergersi nella vita con loro ci ha permesso di essere più positivi e leggeri. Giosuè e Olivia riescono quindi ad essere anche la nostra grande fuga. Ma in ogni caso, a differenza del nostro lavoro sui social, questa volta il tema della famiglia lo tocchiamo solo marginalmente. Ci concentriamo di più sull’individuo in relazione con il mondo".

Volete prendere un po’ le distanze da chi vi vede solo come genitori?

GP: "Un po’ sì. Specie dopo LoL abbiamo scelto di continuare ad essere la Pozzolis Family ma senza essere solo quella cosa lì. D’altronde siamo due artisti con un proprio percorso individuale, che ne hanno creato un terzo insieme. Forse è il momento di tornare a mostrarci da un altro punto di vista".

Difficile intrecciare vita privata e social?

AM: "Condividiamo un po’ meno ultimamente, spesso ce ne dimentichiamo proprio. Non saprei dire se è positivo o negativo. Certo abbiamo sempre molta cura nella gestione della privacy, specie dei nostri figli. E cerchiamo di comunicare in maniera positiva, come se mostrassimo qualcosa di bello ai nonni".

Come è andata con LoL?

GP: "Io lo consiglio, è un’ottima esperienza di coppia... I colleghi sono stati molto amorevoli, mi sarebbe piaciuto frequentarli di più ma si è insieme soltanto in quelle dieci ore dedicate al gioco. È anche un qualcosa di surreale, dove ti dimentichi delle telecamere, non ti rendi bene conto del tutto".

AM: "Diciamo che i nostri psicologi ci stanno aiutando ad elaborare il trauma…"

Perché vedere “La grande fuga”?

AM: "Intanto per l’esperienza dal vivo. Il 90% del nostro pubblico non è teatrale, ci conosce attraverso altri canali. Quindi questo è un aspetto da non sottovalutare. E poi perché fa davvero ridere. Sono certa che il pubblico uscirà un po’ più sereno e con le guance indolenzite".

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