Milano, 10 giugno 2018 - Le “signore del giallo” che affrontano misteriose trame criminali stanno innovando il panorama dei romanzi noir. E svelano, con le capacità dell’intelligenza del cuore femminile, come si possa indagare bene, al di là dei luoghi comuni della forza, della razionalità e del potere maschili. Lo dimostra Maurizio de Giovanni in “Sara al tramonto”, Rizzoli, con un personaggio che ha tutte le qualità per lasciare un segno forte nell’animo dei lettori, dopo il malinconico commissario Ricciardi nella Napoli anni Trenta e i “bastardi di Pizzofalcone”. Sara è un’ex agente dei Servizi Segreti, richiamata in servizio, con grande discrezione, per riaprire un caso d’omicidio apparentemente risolto. Ha una qualità: rendersi invisibile, nell’anonimato dei capelli grigi e degli abiti dismessi. E un’abilità straordinaria nell’intuire l’animo profondo delle persone. 

Per seguire un amore travolgente, per il suo capo nella squadra speciale dei Servizi, aveva abbandonato la vita precedente, anche il figlio bambino. Adesso, insieme alla nuova indagine, le ombre di famiglia le tornano addosso: sta diventando nonna, di quel figlio improvvisamente morto. Memorie, inquietudini, temi etici legati al mestiere del poliziotto, umanità profonda. Sara è un personaggio da non dimenticare. Non si può dimenticare, naturalmente, neanche Costanza, protagonista di “La chiave di tutto” di Gino Vignali, editore Solferino. Perché è bellissima, elegante, aristocratica con doppio cognome, Confalonieri Bonnet, appunto, e fa un mestiere che mescola riflessione e azione: il capo della Squadra Mobile di Rimini.

Cinque omicidi (un barbone che recita come una cantilena i versi d’inizio di “Amarcord” di Fellini, un giovane etiope con passaporto diplomatico, una ragazza dal passato irrequieto, una spogliarellista e il gestore d’un night), una banda di uomini della ’ndrangheta legati alle banche disinvolte di San Marino, un gruppo di ex militari russi e una folla di divertenti personaggi minori. Si sorride, ci si appassiona, si sta svegli tutta la notte finché non si arriva alla fine del libro. Bella qualità, per una lettura.  Morale da buon investigatore, controverse eredità familiari, affari sporchi di ’ndrangheta e buoni sentimenti dei pentiti di mafia, amicizie difficili in un mondo che cambia sono temi che stanno alla base di un altro buon romanzo, “Non si uccide per amore” di Rosa Teruzzi, Sonzogno. Protagonista è Libera, fioraia del Giambellino, un popolare quartiere di Milano. Si parte da un misterioso biglietto trovato nella tasca d’una camicia del marito, Saverio, un poliziotto misteriosamente ucciso. E si affrontano finalmente i retroscena di quel misterioso omicidio. Libera si muove, acuta e spericolata, indagando da Milano alla Calabria, tra killer, vecchi amici carabinieri, faide, una ragazza dal nome esemplare, Ribella e un “traditore”, proprio lì, tra i colleghi poliziotti di Saverio..