Milano, 6 maggio 2018 - I padri e i figli. Le famiglie amorose o inquiete. I conflitti. I ritrovamenti. Per capire e conoscersi meglio, può essere utile rileggere Omero. Come fa Daniel Mendelsohn in “Un’Odissea - Un padre, un figlio, un’epopea”, Einaudi. Mendelsohn è studioso di lettere classiche, professore al Bard College e critico letterario del “New Yorker” e del “New York Times”. Un giorno il padre, un anziano professore di matematica, si presenta al suo seminario sull’Odissea e comincia a seguirlo, commentando insieme agli altri studenti i passaggi del poema: ma Ulisse, sempre assistito dalla dea Atena, era davvero un eroe? L’essere ingannatore e traditore ne fa o no un personaggio memorabile? I racconti si intrecciano, tra Ulisse padre di Telemaco, figlio di Laerte e avventuroso marinario e i due Mendelsohn, tra i miti mediterranei e i riti d’una famiglia d’origine ebraica profondamente intrisa di cultura americana. 

Il viaggio, raccontato anche con competenza filologica, mette sempre alla prova un sistema di relazioni. E, alla fine del seminario, Mendelsohn padre e figlio si mettono in viaggio fisicamente, con una crociera proprio sulle rotte di Ulisse. Ne torneranno profondamente, amorosamente cambiati. Sono simili, dunque, eppur molto differenti tra loro, i padri e i figli. Qualcosa di profondo comunque li unisce. Talvolta, la somiglianza sta proprio nella diversità. Come racconta Gianluca Nicoletti, uno dei migliori autori radiofonici italiani, in “Io, figlio di mio figlio”, Mondadori. Padre di un ragazzo autistico, Nicoletti, durante una serie di accertamenti, scopre d’essere autistico pure lui. E questa consapevolezza rende molto più ricche e complesse le relazioni con il figlio: non solo un familiare fragile da proteggere e assistere, ma una persona con cui esplorare originali meccanismi di rapporto con la vita e con il mondo, fuori dalle abitudini “della maggioranza neurotipica”. Diversità come valore. Sino alla conclusione, con un forte peso morale: «Noi siamo figli dei nostri figli autistici e insieme vi mostriamo l’esempio di come i ‘cervelli ribelli’ possono essere lo stimolo fantasioso ad aprirsi al nuovo e all’originale in una società imprigionata nella gabbia dei propri pregiudizi». 

La reciproca scoperta del padre e del figlio passano anche dai gesti quotidiani, dalle abitudini condivise. Lo racconta con grande poesia Ota Pavel, uno dei maggiori autori della letteratura ceca con Milan Kundera e Bohumil Hrabal, in “Come ho incontrato i pesci”, Keller Editore. Pescare è la passione del padre, lungo i fiumi che tagliano la campagna, tra paesi densi di esistenze vivaci. E quel tempo trascorso ai bordi dell’acqua diventa metafora di esperienze di vita, in un mondo difficile che conosce l’occupazione nazista, poi la durezza del regime comunista, le traversie di stenti e dignità, le speranze di cambiamenti. Si cerca di aggiungere vita e allegria a ognuno dei giorni.