Milano, 5 agosto 2018 - Il noir come strumento affilato d’indagine e di critica sociale. Ne è lucido interprete il commissario Salvo Montalbano, nell’ultimo libro di Andrea Camilleri, “Il metodo Catalanotti”, Sellerio. La storia è quella dell’omicidio d’un geniale dilettante di teatro, Carmelo Catalanotti, artista ma anche usuraio.

Attorno al delitto s’intrecciano altre storie, sapide e divertenti. I traffici maldestri d’una coppia di giovani disoccupati, che vogliono mettere su famiglia. E i poliziotti di Vigata che devono dividersi tra le inchieste giudiziarie e i servizi d’ordine pubblico per le proteste sul lavoro: “Alla manifestazioni non c’erano sulo operai delle fabbriche che stanno chiuienno, ma c’era magari la gente comuni, e chista è la vera tragedia. I picciotti che non hanno spranza d’attrovari travaglio. E ‘na poco di patri di famiglia, ‘mpiegati, laureati che hanno perduto il travaglio e non hanno nisciuna possibilità d’arritrovarlo. Se le cose continuano accussì l’unica è tornari a fari ‘n’autra vota l’emigranti”. Montalbano s’indigna, fa sbollire i nervi mangiando spettacolari triglie fritte da Enzo, entra nell’animo contorto dei suoi indagati... e - colpo di scena - s’innamora d’una giovane e bella collega, Antonia. Vivendo stanchezza dell’età, rivivendo stimoli sentimentali di giovinezza.

Dalla Sicilia assolata alla Torino gelida d’inverno, in “Fa troppo freddo per morire” di Christian Frascella, Einaudi. In scena un investigatore privato troppo disinvolto, Contrera (non ne sapremo mai il nome): un ex poliziotto licenziato per traffici di droga e tangenti, ufficio in una lavanderia a gettoni d’un amico arabo, indagini malpagate per sopravvivere. Cercando d’arginare i guai d’un ragazzo indebitato con gli usurai, s’imbatte in scommesse clandestine, prostituzione in night d’infimo livello, criminali albanesi, boss della ‘ndrangheta, poliziotti arroganti... La scena è Barriera di Milano, periferia sabauda, immigrati tenuti ai margini e violenza diffusa. Ed è proprio quel quartiere, inquieto e denso d’umanità, a fare da vero protagonista della storia, a rivelarci cosa c’è al di là dei palazzi eleganti del centro, dell’industria, della finanza rampante. Ne risentiremo parlare, di quel Contrera... Crisi economica e problemi sociali, nella Grecia d’oggi, stanno sullo sfondo anche dell’ultimo romanzo di Petros Markaris, “L’università del crimine”, La nave di Teseo. Appena tornato dalle vacanze il commissario Kostas Charitos si trova alle prese con una serie di omicidi, di ministri e viceministri, tutti professori universitari, esperti d’economia. E l’indagine deve dunque fare i conti con riforme mancate, ambiziosi programmi sui conti pubblici, costi sociali elevati su redditi e occupazione. Non basta essere “tecnico” per governare un Paese in difficoltà. Ma uccidere i professori non è certo la soluzione. Semmai... Abile come non mai, il dubbioso e ironico Charitos.