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Fascismo, boom e ’68. Frammenti di vite italiane

Vite intense, che testimoniano momenti di storia come fossero un romanzo

di ANTONIO CALABRO'
Ultimo aggiornamento il 26 agosto 2018 alle 10:36

Milano, 26 agosto 2018 - Vite intense, che testimoniano momenti di storia come fossero un romanzo. E romanzi che nascono dalla storia. Un esempio è “La famiglia F.” di Anna Foa, Laterza. La famiglia di cui si racconta è la sua. Vittorio, il padre, origine ebraica, in galera per anni come antifascista, poi comandate partigiano, membro autorevole dell’Assemblea Costituente, dirigente della Cgil e appassionato storico. Lisa, la madre, famiglia intellettuale, staffetta partigiana, una lunga militanza politica prima al fianco di Togliatti, segretario Pci e poi nella sinistra extraparlamentare. «Una bella coppia», diceva Vittorio di loro due. Amore e politica, in una vita ricca d’affetti personali e dissidi ideali, misurando la crisi dell’antifascismo e della coppia stessa. Anna, da figlia, racconta i genitori con amore e autonomia di giudizio critico. Il libro che ne emerge è bellissimo, in un impasto tra privato e pubblico che ha molto da dire anche a ognuno di noi. Tensioni analoghe anche in “La guerra di Mario” di Mario Mirri, Laterza. Scomparso di recente, Mirri è stato uno dei più autorevoli storici italiani. Impegnato, nell’ultimo tempo della sua vita, a rispondere a una sorta d’intervista d’un giovane studente americano di storia, appassionato lettore d’un libro formidabile, “I piccoli maestri” di Luigi Meneghello: dov’era cresciuto, com’era l’Italia nel Ventennio fascista, come e perché aveva scelto d’andare a combattere in montagna contro i nazi-fascisti, cos’era rimasto di quella straordinaria stagione e dei giorni carichi di speranze e progetti subito dopo la Liberazione. Mirri mescola ricordi personali a conoscenze professionali. Ne emerge un ritratto di grande attualità, in cui la rivendicazione dei diritti di libertà e giustizia sociale si lega a un’etica di doveri e responsabilità.

Ci sono tratti d’attenzione storica e solida educazione civile in “Gli anni facili” di Giovanni Pacchiano, Bompiani: un grande romanzo di formazione che mescola le inquietudini d’un gruppo di studenti liceali nel biennio 1961-62 e poi nei successivi anni universitari alle trasformazioni sociali e culturali nell’Italia già in pieno boom economico. Si diventa adulti affrontando le esperienze dell’amicizia e dell’amore, subendone fratture e dolore. S’impara a convivere con i contrasti tra le aspettative e la fatica di una controversa quotidianità. Milano, sullo sfondo. In scena, Giacomo Bellini, ragazzo timido amante dei libri, del cinema d’autore e del jazz e un coro di amici e amiche, la bellissima e ritrosa Pia degli Uberto, la spregiudicata e generosa Lula dalla vita sconvolta dalla violenza, il loquace don Calò appena immigrato dalla Sicilia, la bionda fragile Maddalena e tutta una serie di adulti da giocare come personaggi di confronto e critica. Non si cresce senza conflitti. E già piccoli segnali preannunciano l’anno ribelle, il Sessantotto. Si ascolta Chet Baker: “The song is you”.

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