Milano, 22 febbraio 2019 - 

LETTERA

Il telefono va usato in classe oppure no? È ammesso a scuola e se sì anche durante le ore di lezione? Gianni, Milano

RISPOSTA

La legge lo vieta e le regole vanno rispettate, quindi non si usa il telefono in classe. Tuttavia, a ogni scuola è lasciata autonomia di derogare, in ambienti e per usi specifici: come strumento di lavoro e sotto governo del docente, lo smartphone è ammesso. Ripeto,contempie modidefiniti. Per esempio, per consultare e selezionare le fonti durante lo svolgimento di un tema, proprio per insegnare a fare questa operazione oggi cruciale. Perché questo rigore? Il telefono è un nemico della concentrazione: è una considerazione che vale per gli adulti e a maggior ragione per gli adolescenti. Al netto della gestione delle emergenze, è evidente che non si possa ammettere durante la lezione alcun uso a fini privati. Inutile sottolineare quanto disturboequanta discontinuitàdarebbero luci, suonerie, avvisi e vibrazioni. Come si può immaginare di chattare con un amico mentre un professore spiega matematica? Allo stesso modo anche i docenti devono dare buon esempio: a mio avviso è pessima l’immagine che dà il professore che maneggia il telefonino mentre i ragazzi fanno il tema. Inoltre, lo smartphone a disposizione senza controllo di bambini eadolescentipotrebbeportare allaviolazione della legalità o più semplicemente del buon senso. È il caso della diffusione in rete di foto, video e documenti non autorizzati, in palese violazione della privacy. Sono situazioni potenzialmente anticameradi bullismoe esclusione,pertanto da prevenire. C’è un altro aspetto non banale, ed è quello del tempo complessivocheiragazzipassano con telefonino in mano per la musica, i giochi, le condivisioni e il contatto con gli amici: meglio non sommare le ore a scuola con quelle a casa. Tuttavia, non è logico e non è utile che la scuola nel 2019 rinneghi l’esistenza dei device mobili. Non vanno ignorati, tantomeno demonizzati. Compito degli insegnanti è farli percepire anche come strumenti di lavoro e di ricerca. Ai giovani va fatto capire che il problema, quando c’è, non è nell’oggetto, ma nell’uso, o abuso, che se ne fa. A scuola e per quel che mi compete, a casa durante lo studio, il cellulare è come il quaderno o la matita, ha funzioni strumentali e perimetro di utilizzo precisi