DOMANDA:

MIO FIGLIO frequenta una scuola pubblica, collocata in un palazzo decoroso. Sorprende però vedere come i banchi, le sedie, i corridoi, i servizi igenici siano logori, deturpati, in alcuni casi rotti e sempre con muri e porte piene di scritte. Mi chiedo se la scuola sia frequentata da studenti oppure da vandali. Non credo sia giusto far crescere i nostri ragazzi in un ambiente indecoroso. Antonio, Milano

RISPOSTA:

DISTINGUIAMO due tipologie di adolescenti. In primo luogo concentriamoci sul bravo ragazzo, che non si sognerebbe mai di incidere il tavolo del salotto di casa sua ma che intaglia la sedia della cattedra in classe e si stupisce di una eventuale punizione. In questo caso il problema è che il ragazzo non ha consapevolezza del suo ruolo nella Cosa Pubblica, non si rende conto di essere un anello importante di una catena complessa, dove i beni non sono di nessuno ma sono di tutti. La sedia che lo studente sta rovinando e rendendo inservibile, o semplicemente meno bella, non è della scuola, tantomeno del professore che si accorge del danneggiamento e interviene, è invece dei suoi compagni di classe, del prossimo studente e, non in ultima istanza, anche sua. Ad un’altra tipologia appartiene invece il ragazzo che compie in modo premeditato un vero e proprio atto vandalico, ovvero vuole danneggiare un bene pubblico, attribuendo a questo gesto un valore politico di sfida, di affronto all’ordine e al sistema. In questo caso è opportuna una critica riflessione da parte degli adulti, sia in famiglia che a scuola, per essere certi che il ragazzo si sia sentito inascoltato, o peggio isolato, o umiliato e non sia riuscito a esprimere il suo malesse e la sua contrarietà in modi civili. Dopo di che, la reazione deve essere ferma e volta a ricostruire un contesto sereno e di fiducia nella scuola e nelle istituzioni. In conclusione, la scuola deve educare a diventare buoni cittadini: dalla primaria alle superiori è doveroso insegnare il rispetto di persone, cose e idee.