DOMANDA:

MIO FIGLIO ha da poco iniziato il terzo anno del liceo scientifico. L’altro giorno sono passato dalla sua camera e la Divina Commedia di Dante sulla sua scrivania mi ha fatto riflettere. A cosa serve studiare un libro così vecchio? Lettera firmata

RISPOSTA:

I RAGAZZI italiani hanno il privilegio di poter formarsi su opere e su testi tra i più belli, più ricchi e più studiati del mondo. Su scala globale, pensando al fatto che secondo l’Ocse nel 2030 il 50% dei laureati sarà di nazionalità indiana e cinese e solo l’1% sarà italiano, conoscere la bellezza e la profondità del pensiero di un autore come Dante Alighieri è un vantaggio competitivo che non può essere disperso nella formazione dei cittadini di domani. La Commedia di Dante non è obsoleta, anzi è di straordinaria attualità: in primo piano c’è la lettura prettamente scolastica ovvero l’esegesi di note, parafrasi e commenti. È un lavoro tecnico molto formativo che richiede cura meticolosa e arricchisce lo studente, essendo ogni parola al centro di una riflessione multidisciplinare che spazia dall’arte alla storia, dalla religione alla politica. Ancor più di valore è il fatto che leggere Dante significa avvicinarsi a un uomo che si è costruito una strada per realizzarsi: la sua vita è un esempio per i nostri figli, ai quali sono utili stimoli e slanci propositivi.

INOLTRE, Dante insegna a trovare la forza per rilanciarsi ogni giorno, battendo la timidezza, tenendo a bada la frenesia del tutto-subito, gestendo ciò che può distrarre. Studiando Dante, suo figlio entra in contatto con un uomo che ha lavorato tutta la vita su se stesso, partendo dalla riflessione personale anche con l’ammissione dei propri limiti e arrivando alla Cosa Pubblica. Dante insegna a lottare per trovare un equilibrio interiore. Dante serve, ne sono convinto, per essere buoni cittadini, consapevoli, capaci di riflettere, attenti alla bellezza, pronti a riconoscerla. Tutto ciò non è vecchio, è classico, è attuale. Ai giovani servono maestri e servono esempi. Dante è un esempio da studiare e, come diceva Cicerone, da imitare ovvero al quale ispirarsi.