Milano, 15 febbraio 2019 - 

DOMANDA:

I dizionari accolgono parole nuove, la lingua parlata evolve. Siamo di fronte a cambiamenti o a impoverimenti? Giuliana, Pavia

RISPOSTA:

Compito della scuola è insegnare le regole e pretendere che siano rispettate. Impensabile accettare in classe l’indicativo al posto del congiuntivo, allo stesso modo è sbagliato, e abbassa il voto, confondere i verbi transitivi con quelli intransitivi. Il punto è che la lingua cambia di continuo e la consuetudine diventa norma. Solo il latino e il greco antico rimangono immobili, cristallizzati nei dizionari, sempre uguali nellaloroantica bellezza e complessità. L’italiano invece è vivo. I nostri genitori studiavano libri di grammatica diversi da quelli dei nostri figli. Per fare un esempio, lui, lei e loro non erano soggetti 30 anni fa, ora possono esserlo. E non potrebbe essere altrimenti, basta ascoltare la radiocronaca di una partita di calcio degli anni Sessanta per prendere atto che oggi si parla in altro modo. Se la scuola non accettasse queste variazioni, sarebbe fuori dal tempo perché non c’è secolo che abbia lingua uguale a quello precedente. È così anche in modo meno sfumato per l’inglese e lo spagnolo che hanno dato voce a popoli e culture distanti tra loro. A proposito di purezza, un discorso a parte merita l’utilizzo e l’abuso di termini stranieri, soprattutto inglesi. In questo caso è il buon senso a fare da ago della bilancia. Vi sono parole il cui uso non è affatto indispensabile. Perché chiamare un meeting quando sipuò indire una riunione? Su questi abusi, la scuola ha dovere difare daargine senza però essere intransigente: vi sono frequenti casi neiquali occorre benevolente apertura e accettazione. Nella vita quotidiana non è possibile prescindere dal linguaggio tecnico ormai divenuto, appunto, standard internazionale. Come tradurre standard? Come le chiamiamo quelle del convegno se nonslide? Chi di noi si riferisce al computer con un termine diverso? E con la manocosa muoviamo, un topoo un mouse?